Il Tirreno

Grosseto

Settant’anni di declino Il quartiere modello si sente abbandonato

di Emilio Guariglia
Settant’anni di declino Il quartiere modello si sente abbandonato

Negli anni Cinquanta i palazzi occupano la campagna Un avvio tra fontane e ciclabili, oggi tanti problemi

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GROSSETO. «Nel 1955 il sindaco Renato Pollini mi disse: vedrai, Barbanella diventerà un giardino. Il tempo è passato, il giardino non si è mai visto e Barbanella è diventato un troiaio».

La racconta schietta, Roberto Carri, la parabola del suo quartiere. Glielo consentono l’età, quasi novant’anni, e l’autorevolezza di chi di quei quasi novant’anni, settantadue li ha vissuti proprio lì, a Barbanella. E ne ha vissuto passo dopo passo le trasformazioni, da campagna a periferia urbana, da arcipelago di poderi ad agglomerato di palazzoni.

«Fui il primo ad arrivare qui – racconta Roberto con orgoglio – nel 1955. L’ho vista nascere, Barbanella. Ho visto costruire il Villaggio Azzurro e la chiesa di Santa Lucia. Ho visto fare le strade, il piazzale con le panchine, la pista ciclabile... Eh sì, in quei primi anni era proprio bellino. Dopodiché dimenticato. Una porcheria».

Un esempio su tutti? Carri indica col dito: dalla gelateria In Florida, che ospita il Caffè Tirreno, solo venti metri per scorgere una curiosa costruzione multipiano di cemento dall’aspetto decadente: «Quella è la vasca. Doveva essere il “gioiello” del quartiere, ora è una specie di aiuola non curata dove la gente lascia l’immondizia. Avevano scavato anche il pozzo, sotto: ma l’acqua lì l’abbiamo vista solo il giorno dell’inaugurazione, qualche decennio fa. Poi mai più».

«Troiaio in effetti a Barbanella è la parola più cliccata», gli fa eco con amara ironia il più giovane Marcello Campomori, edicolante. Marcello è arrivato al Caffè Tirreno con una “lista della spesa” lunga e puntuale. Dal degrado dei giardini pubblici alla “ostilità” strutturale del quartiere nei confronti delle biciclette; dalla cartellonistica informativa inesistente («Qui chi viene da fuori si perde») alla raccolta rifiuti.

Mentre Campomori snocciola il quaderno delle doglianze (sempre peraltro proponendo soluzioni così semplici da lasciare sgomenti), Moreno Simonini apre un altro vaso di pandora: «Diciamolo chiaro – esordisce – qui il problema è la totale mancanza di controlli. Mai visto i vigili urbani, né per la tutela del decoro pubblico né per il traffico e i parcheggi. Davanti alla scuola elementare c’è il divieto di fermata, ma all’uscita dei figli i genitori le auto le fermano tutte, in doppia fila: la strada è a doppio senso e giù leticate dell’ottanta. La ciclabile è in condizioni disastrose. La segnalai con foto all’allora sindaco già cinque anni fa. Visto niente?»

L’incrocio tra via Cattaneo e via Giusti è uno dei problemi in cima ai pensieri e alle preoccupazioni dei barbanellini. Lo citano tutti e tutti chiedono un intervento urgente. A quell’incrocio la visibilità è ridottissima, anche a causa di chi parcheggia dove non dovrebbe a ridosso dell’intersezione, togliendo visibilità agli automobilisti in transito. Lì c’è un ortofrutta, con camion che caricano e scaricano, mercanzie e clienti; e c’è la fermata dei bus: «Prima o poi ci scappa il morto», ripetono in tanti.

L’aspetto confortante è che i barbanellini non sembrano intenzionati ad arrendersi. Anzi. Per farsi sentire, un mese sì e l’altro pure avviano petizioni, spesso inascoltate come quelle per salvare la Coop o le tante per l’incuria dei giardini pubblici. A volte le petizioni sono persino una contraria all’altra. Come nel caso dei pini (chi li vuole abbattere e chi no), o in quello dei sensi unici (realizzati o da realizzare) in via Rovetta, via Settembrini e via Cattaneo: scelta che divide.

Proprio in questi ultimi casi – quando c’è un problema serio, ma i cittadini sono divisi sulle strategie per risolverlo – dovrebbe diventare decisiva la politica. Insomma, l’amministrazione della cosa pubblica, che dovrebbe studiare le questioni, ascoltare le persone e poi compiere le scelte più utili alla collettività, anche magari a rischio di perdere qualche voto. «Dovrebbe essere così», osserva Campomori. «Si organizza un’assemblea pubblica, cittadini e tecnici del Comune: i tecnici ascoltano tutti, studiano il problema e forniscono la soluzione tecnicamente migliore. Senza perdere tempo».

Per ora questo è un sogno. La realtà invece è fatta di cose che non vanno e di proteste a vuoto. Da oggi, e per molti giorni, affronteremo tutti i temi che Barbanella ieri ci ha messo nel piattino del Caffè Tirreno. Sarà un viaggio lungo. Si parte.

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