Sicurezza
IN CENERE LE MERAVIGLIE DEL MONDO
di STEFANO ADAMI È arrivato finalmente il bel tempo, si allunga la luce, e la luce lunga mostra ancora meglio di prima l’idiozia. Ricominciano i fuochi nei luoghi più belli. Meraviglie del mondo, che...
di STEFANO ADAMI
È arrivato finalmente il bel tempo, si allunga la luce, e la luce lunga mostra ancora meglio di prima l’idiozia. Ricominciano i fuochi nei luoghi più belli. Meraviglie del mondo, che facevano parte della vostra vita, del vostro sguardo, vanno in fumo, e chissà se e quando sarà possibile rivederle com’erano. Chissà per quanto invece saranno condannate a restare tristi deserti, come Marina. Da una parte c’è la totale idiozia di accenderli, i fuochi, quando sono dolosi. Oppure l’idiozia è una trascuratezza, il fiammifero o la sigaretta gettata via senza attenzione. In un luogo altamente infiammabile. Dall’altra parte c’è l’incapacità a sventarli in chi decide e dirige e aveva promesso e ripromesso solennemente che li avrebbe impediti. Questa volta l’avrebbe fatto. I fuochi lasceranno non si sa che esultanza negli imbecilli che li accendono. Ma in tutti gli altri lasciano di certo rabbia e senso d'impotenza.
È sempre il vecchio tentativo di ridurre il mondo a misura umana. Non ci va bene che sia maggiore. No, dev’essere a nostro metro. Noi siamo l’assoluto. Di tutte le cose misura è l’uomo, come diceva quel tizio. Un greco, sarà stato quello che ha dato il via al fallimento della Grecia. Tutto a nostro metro: e allora tagliuzziamo, spezzettiamo, strizziamo e diamo fuoco. Chi se ne frega delle conseguenze. Continuiamo tranquilli a fare un trito di tutto, un battuto.
Intanto, molti ci dicono che le conseguenze, che oggi non vediamo e neghiamo con decisione, saranno ben evidenti per tutti fra una decina d'anni. Diminuzione drastica delle risorse, acqua per prima. Quindi, violenta competizione delle comunità umane per assicurarsele. Rottura irrecuperabile dell’equilibrio climatico. Esplosione demografica, con paesi in cui la popolazione raddoppia in una generazione. Migrazioni di popoli: se n’è visto appena l’inizio in questi ultimi anni.
Nel mondo scientifico, secondo molti, questo è lo scenario che ci aspetta intorno al 2030. Sono i soliti catastrofisti, si dirà, i soliti beccamorti. Cacadubbi. Andiamo avanti a tagliuzzare.
Ad Harvard, invece, c’è un altro tizio che dice che il problema vero è l’etica occidentale. Non è un’idea originale neanche questa; lui si chiama Michael Puett. Insegna Etica classica cinese, Storia cinese e Teoria Politica. Ha scritto un libro, “The Path”, per dire che l’etica occidentale ci svia. Dobbiamo rivolgerci a quella dell’oriente. Rivolgerci a Confucio, Mencio, Chuang-tzu e Xunzi. I soliti nomi, insomma. Forse voleva partecipare a Sanremo anche lui?
Il fatto, dice Puett, è che l’etica individualistica occidentale ci insegna a strutturarci in gerarchie interiori secondo un obiettivo di successo che dobbiamo assolutamente raggiungere. Per ottenerlo, tutto è permesso. I classici cinesi, al contrario, ci insegnano che la creatura – noi – è un caos che dobbiamo accettare. Che l’individuo è una finzione. Che non ha scopi né obiettivi. Quindi tutti a fare il barcaiolo lungo il fiume giallo, nella posizione del loto. Cappello di liane a cono di gelato in testa e pugno di riso nella ciotola. A medit. are.
Questo è il modo per lasciare la presa sul mondo. Sarà, ma sembra, a naso, che l’anti-individualismo cinese, che Puett esalta, abbia aperto la strada a un tribalismo che segue unanime la via indicata dai grandi timonieri. Che la presa sul mondo la stringono, eccome. E si vede. Non sembra una grande soluzione. Sarà mica la solita americanata? I suoi corsi, spiega Puett, popolarissimi, sono propedeutici per gli studenti di economia e di computer science. Ah, ecco, vedi. Sono pensati per futuri manager di Facebook dallo stipendio di giada, destinati a mettere in piedi lo sfruttamento zen, lo schiavismo yoga. A comandare per via telepatica legioni di programmatori di dieci anni in India, spiaccicati sul computer venti ore al dì, mentre si mangia yogurt di soia. Intanto qui continuano a dar fuoco. E i fatidici dieci anni stanno già passando.
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