Italia
Beveraggio, bonifica fallita
Il fosso è una bomba ecologica: fogna a cielo aperto, ha metalli fuori norma e batteri
GROSSETO. «Com’era il Beveraggio? Ci si pescavano le anguille. Negli anni Cinquanta venivano anche i fiorentini a pescarci», dice Pietro Tenerini, 80 anni. Un fosso «pieno di pesci, libellule, bellissima vegetazione, dove giocavano i bambini»: se lo ricorda così anche Laura Coralli, classe 1954.
Pietro, Laura e con loro Adriano Nanni, Benito Bottinelli detto Fabio, Luciano Meconcelli, Roberto Barocci e Maristella Giacomet hanno tutti una vita che gira intorno al fosso Beveraggio, a Barbanella Vecchia. E sono uno dei gruppi più numerosi che ieri ha partecipato a Caffè Tirreno, l’appuntamento che porta i giornalisti del Tirreno nei quartieri per ascoltare i cittadini, ospitato a Barbanella nella gelateria In Florida.
Chi ha l’orto, chi ha casa: tutti convivono con quello che un tempo era un canale che dissetava animali e campi con acqua purissima dell’Ombrone e oggi invece è una spaventosa fogna a cielo aperto. E non è una metafora: il Beveraggio, quando piove, è davvero una cloaca. Dove un tempo c’erano pesci e libellule, oggi ci sono ratti e zanzare. E nonostante i cittadini lo denuncino da vent’anni, ieri sono stati costretti a ripeterlo. Perché i tentativi di bonifica fatti nel 2013 – lo dimostrano analisi fresche fresche – non sono serviti.
Laura Coralli abita a sette metri dal fosso, al podere Barbanella Vecchia. Potrebbe essere un paradiso nella campagna maremmana. Ma il Beveraggio lo ha reso un inferno a intermittenza, dettata dalle piogge.
«Ha cominciato a degradare negli anni Settanta – dice Coralli – quando iniziarono a sversarci le fogne senza depurazione. Anche ora, nonostante non sia caldo, si sente cattivo odore. In alcuni punti affiorano assorbenti, carta igienica, preservativi». È la prova, se mai vi fosse bisogno di altre conferme, che qui non c’è acqua ma scarichi di gabinetti. Che, tradotto in chimica, significa: metalli pesanti ed escherichia coli. Sì, proprio il batterio che, tra le altre cose, può provocare la meninigite.
Questa cloaca è a pochissima distanza dal popoloso condominio Le Gemme, dalla palestra di via Mercurio, dalle case a schiera di Verde Maremma, dai tanti orti. Famiglie, bambini, anziani: un’intera fetta di città vive accanto a una bomba ecologica.
«Nel 2013 – spiega ancora Coralli – dopo anni di nostre segnalazioni, il Comune ha fatto una bonifica e ha fatto asportare i metalli tossici». I lavori sono costati 350.000 euro.
Oggi però la situazione è punto e a capo. «Per legge fare una bonifica ambientale significa rimuovere le cause dell’inquinamento», spiega Roberto Barocci, qui nella duplice veste di abitante e di portavoce del Forum ambientalista.
Proprio il Forum, insieme ai cittadini, ha fatto analizzare poche settimane fa l’acqua del Beveraggio. Il campione è del 16 marzo. «Risultano molto fuori norma: richiesta biochimica di ossigeno, grassi e olii, tensioattivi cioè saponi, zinco e l’escherichia coli, vicino al limite di legge». Per gli abitanti questi dati, a quattro anni di distanza dalla bonifica, parlano chiaro: la situazione è quella di 10 anni fa.
«Il Comune, l’Acquedotto del Fiora e il Consorzio di bonifica lo sanno benissimo», dice Barocci che mostra sei lettere dal 2006 al 2011 del responsabile tecnico della salute per il Comune. Quanto scritto fa accapponare la pelle: «Si ritiene urgente, prima che in zona si completino le abitazioni... trovare una soluzione definitiva alla problematica» che «rappresenta un rischio igienico sanitario», scrive nel 2006 Giuseppe Boncompagni. Lo ribadisce nel 2007. E come lui lo sollecita «con urgenza» il suo successore, Maurizio Spagnesi nel 2009, 2010 e 2011.
In quell’anno il Forum ambientalista presenta un esposto alla Magistratura. «Non ne abbiamo più saputo niente», dice Barocci.
Lo scorso autunno, Coralli e Nanni hanno incontrato la nuova assessora all’Ambiente, Simona Petrucci, che a febbraio ha fatto un sopralluogo con il presidente del Consorzio di bonifica Fabio Bellacchi e il direttore Fabio Zappalorti. L’esito del sopralluogo ed eventuali azioni successive non si conoscono.
«Andiamo verso l’estate e vorrei lanciare un appello a chi ha gli stabilimenti balneari a Marina – dice Coralli –. Questo fosso sfocia nel San Rocco e da lì in mare. Quando la spiaggia fu invasa dai tronchi per la piena ci fu una sollevazione. I batteri nocivi e i metalli non si vedono a occhio nudo, ma sono certo più pericolosi. Pretendano anche loro che questo fosso torni pulito».
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