Disinteressati del figlio, genitori sotto accusa
Non avrebbero quasi mai mandato denaro per il giovane all’epoca 13enne lasciato a un’altra famiglia
GROSSETO. Capita che in Tribunale vengano celebrati procedimenti penali nei confronti di padri (più raramente di madri) che fanno mancare i mezzi di sussistenza ai figli minorenni e all’ex coniuge, dopo le separazioni. Eccezionale è invece il caso in cui tutti e due i genitori sono sotto processo, per aver abbandonato di fatto il figlio minorenne a sé, pur avendolo materialmente affidato a un’altra famiglia.
Ed è questo il caso che si è aperto di fronte al giudice Andrea Stramenga: sotto accusa padre, non ancora cinquantenne, e madre, di poco più giovane, che tra il 2007 e il 2011 avevano “lasciato” il figlio, all'epoca tredicenne, a una famiglia residente nella zona sud della provincia, perché non potevano più farlo crescere, trasferendosi altrove, ognuno in una località diversa e creandosi famiglie diverse. Secondo l’accusa, avrebbero «serbato una condotta contraria alla morale delle famiglie» e avrebbero privato il figlio «delle cure e delle attenzioni necessarie alla sua crescita, facendogli mancare ogni mezzo di sussistenza».
Il caso era nato nel 2011, quando una donna si era presentata dai carabinieri dicendo di dover raccontare un fatto particolarmente grave. La donna era colei che dal 2007, e fino al 2010, si era presa cura del ragazzino. Lo aveva fatto crescere e lo aveva anche fatto iscrivere alle superiori. E da un certo periodo aveva anche rinunciato a farsi mandare quei pochi soldi che la madre le inviava. Dal padre la donna era riuscita a farsi mandare solamente poche decine di euro. Padre e madre avrebbero contattato pochissime volte la donna per farsi raccontare cosa faceva loro figlio. E il padre, per un periodo ospite della donna, anche in quella circostanza non avrebbe provveduto affatto al mantenimento. Quando il ragazzino si era fidanzato con una ragazza del paese, la donna - che nel frattempo si era separata - aveva comunicato ai genitori l'intenzione di restituirlo a loro. Ma questi le avrebbero suggerito di affidarlo alla madre della fidanzata. E così il ragazzino era andato a vivere nella nuova famiglia. Ma con un numero, se possibile, ancora superiore di problemi: condizioni precarie dell'appartamento, stato di salute della nuova “mamma”, dubbia moralità di quest'ultima come del compagno (come riferito anche dal maresciallo dei carabinieri ascoltato in aula), sistemazione del ragazzino in un lettino pieghevole ai piedi del letto matrimoniale, difficoltà di studio (al punto che aveva dovuto ripetere l'anno) e altro ancora.
Anche la nuova “mamma” era stata sentita dai carabinieri. Aveva spiegato che la sistemazione (dall’estate 2010) era stata concordata con i genitori, che le avevano promesso di mandarle 100 euro al mese. Mai però i genitori avevano mandato denaro, fatta eccezione per 50 euro della madre. Solo una volta erano venuti a trovarlo. E una sola volta Il giovane aveva anche iniziato a lavorare ma il denaro da lui guadagnato non sarebbe stato riversato nel menage della nuova famiglia: lo avrebbe sperperato in sigarette e gioco. Poco tempo dopo che la donna era stata sentita dai carabinieri, il ragazzo era andato via da casa: la relazione sentimentale era agli sgoccioli, la nuova famiglia non era più in grado di mantenerlo. Il giovane aveva trovato una sistemazione da uno zio, nel Sud Italia. Anche lui era stato sentito dai carabinieri, insieme alla sorella della nuova “mamma”: tutti avevano confermato il quadro, specialmente quello di abbandono da parte dei genitori.
Così la sostituta procuratrice Laura D’Amelio aveva disposto il giudizio per madre e padre. Sono già sfilati i primi testimoni, tra cui il maresciallo che aveva seguito le indagini e che ha riferito con dovizia di particolari quanto appreso, interrogati sia dal difensore Luca Fabbrucci, sia dal difensore di parte civile Micol Manenti. Sarà necessario però ascoltare il giovane, da tempo maggiorenne, e non rintracciato all'indirizzo originario. La viceprocuratrice onoraria Pamela Di Guglielmo ha disposto nuove ricerche e il giovane sarà sentito in aula nel febbraio dell’anno prossimo, quando riprenderà il processo.
Pierluigi Sposato
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