Sicurezza
Compra dominio: la Virgin gli fa causa
Imprenditore vuole lanciare un libro sul web e si trova a combattere contro il colosso. Che chiede l’arbitrato internazionale
GROSSETO. Vergini, Virgin, Virginia. Ovvero il sogno di un libro, l’oceano, un colosso mondiale, il labirinto della Rete, un tribunale statunitense e un imprenditore maremmano. Sono questi gli elementi di una storia che ha come protagonista Stefano Pino, imprenditore maremmano nel settore restauri monumentali, titolare della Fecit Restaurum di Roselle, persona dai mille interessi, alle prese da un anno contro il gigante Virgin Atlantic airways. Tutto parte da un sogno: raccontare la storia delle grandi trasvolate atlantiche. «L’idea – spiega Pino – è nata circa dieci anni fa: raccontare la storia delle grandi imprese di trasvolo dell’oceano». L’ispirazione è arrivata durante una chiacchierata con l’amico avvocato Thomas Vignoli, maremmano anche lui, con studio sia a Grosseto che a Pisa. «In passato sono stato pilota – dice lo stesso Vignoli – ed è capitato che raccontassi a Stefano Pino la storia delle traversate atlantiche, quando ancora non c’era la strumentazione che c’è oggi e i piloti si affidavano alla torre di controllo per conoscere la posizione».
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Le voci che arrivavano dall’oceano non erano solo quelle dei piloti. «Spesso questi si facevano aiutare dalle hostess – racconta ancora l'avvocato – e così alla torre di controllo arrivavano dai cieli sopra l’oceano queste voci di ragazze. Io, così a battuta, le avevo ribattezzate le “vergini dell’Atlantico”. La cosa è piaciuta tantissimo a Stefano Pino che ha deciso di scriverci un libro».
Da imprenditore qual è, Stefano Pino non pensa solo al contenuto del libro, ma anche alla sua futura promozione. E per non farsi trovare impreparato, decide, esattamente un anno fa, di cogliere un’occasione imperdibile per essere ben visibile su Internet. «A febbraio 2016 Aruba ha creato un nuovo dominio – spiega lo stesso imprenditore – ovvero “.cloud” e io ho partecipato alla gara scegliendo come nome “virgin-atlantic”». Una volta pronto il libro l’idea è quella di promuoverlo, anche in inglese, sul sito www.virgin-atlantic.cloud, lo spazio web acquistato fresco fresco da lui stesso.
«Sono risultato vincitore della preiscrizione – spiega il signor Stefano – e a quel punto ci sono state tutte le verifiche per controllare che il nome che avevo scelto potesse essere utilizzato». Precise norme regolano infatti l’assegnazione dei nomi nei domini. «È risultato tutto a posto, quindi ho pagato 15 euro e acquistato il dominio “www.virgin-atlantic.cloud”».
Sembrava fatta e invece, dopo un po’, all’imprenditore rosellano arriva una lettera dagli Stati Uniti: è il collegio arbitrale dello Stato della Virginia che comunica di essere stato interpellato dalla Virgin Atlantic perché questa si ritiene l’unica legittimata detentrice del dominio “virgin-atlantic”.
Ora, la Virgin Atlantic non ha bisogno di presentazioni. Megacolosso britannico di proprietà di Richard Branson, il suo business ruota intorno all’aviazione civile, anche con destinazione lo spazio. Nel marchio Virgin, ça va sans dire, rientrano poi la Virgin Records, una delle case discografiche più influenti al mondo, altre compagnie di trasporti dalle mongolfiere alle limousine, carte di credito, fondi pensionistici... Una quarantina di società che fatturano miliardi di dollari. Insomma, un “mostro” imprenditoriale.
Ebbene, il restauratore maremmano – che pure ha alle spalle lavori per il Vaticano e altre importanti commissioni in tutta Italia – si è visto bussare alla porta proprio da questi signori. Ma non si è lasciato scoraggiare. «La prima comunicazione del collegio arbitrale della Virginia – spiega l’avvocato Vignoli – informava che la Virgin Atlantic aveva interpellato il collegio stesso per chiedere l’arbitrato internazionale, ma aggiungeva anche di essere incompetente a giudicare in materia». Non era però finita. «Circa dieci giorni fa – spiega ancora Vignoli – è arrivata una nuova lettera, sempre dal collegio. Stavolta era proprio una convocazione».
Stefano Pino, insomma, viene chiamato a difendersi. E così Vignoli, e la collega Chiara Persichetti, anch’essa del Foro di Pisa, esperti di diritto internazionale, si mettono al lavoro. Secondo loro l’azione promossa dalla Virgin presenta alcune incongruenze e su questo insisterà la difesa. È anche possibile che tutto si chiuda con la Virgin disposta a pagare per prendersi il dominio. La pratica, tra l’altro, può fruttare bei quattrini e c’è chi, giocando la carta della velocità, è riuscito anche a guadagnare valanghe di denaro con un clic. Dal canto suo Stefano Pino è più determinato che mai. «Usare quel dominio è un mio diritto – dice – perché sono arrivato prima io. Se l’arbitrato andrà bene, bene. Altrimenti faremo causa».
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