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Grosseto

Volevano la salma di Enzo Ferrari Un arresto anche in Maremma

Volevano la salma di Enzo Ferrari Un arresto anche in Maremma

Sgominata una banda che architettava il furto dei resti del patron della grande casa automobilistica Blitz all’alba nelle campagne di Civitella Marittima, finisce in carcere un quarantunenne

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GROSSETO. C’è anche un sardo d’origine ma grossetano d’adozione tra i componenti della banda che sono rimasti impligliati nella nassa del comando provinciale dei carabinieri di Nuoro, e che all’alba di ieri ha portato a 34 ordinanze di custodia cautelare e a molte perquisizioni, disposte dal Gip del tribunale di Cagliari su richiesta di quella Direzione distrettuale Antimafia.

Sono stati impiegati più di 300 militari, unità cinofile, elicotteri e assetti del reggimento carabinieri paracadutisti Tuscania e dello squadrone eliportato Cacciatori di Sardegna in diversi centri della Sardegna, dell’Emilia Romagna, della Lombardia, del Veneto e della Toscana. Gli inquirenti hanno accertato che si trattava di una vera e propria banda che stava progettando il furto a scopo di estorsione della salma del costruttore automobilistico Enzo Ferrari.

In Maremma sono stati i militari del comando provinciale di Grosseto (reparto operativo e compagnie di Grosseto e Follonica), insieme al personale del 1° reggimento carabinieri paracadutisti di Tuscania, ad eseguire un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Pasquale Musina, 41 anni, già conosciuto alle forze dell’ordine e agli uffici giudiziari. Di origini sarde, Musina abitava da molti anni in provincia di Grosseto. È stato arrestato nella casa di famiglia nelle campagne di Civitella Marittima. A Musina sono contestati i reati di associazione per delinquere finalizzata alla produzione, al traffico e allo spaccio di stupefacenti e il traffico di armi.

L’organizzazione criminale aveva base a Orgosolo, nel Nuorese ma contava su ramificazioni a Parma, Reggio Emilia, Modena, Lodi, Grosseto appunto, Mantova e Padova. A capo della banda, secondo quanto, c’era Giovanni Antonio Mereu, 46 anni di Orgosolo ma residente a Traversetolo, nel Parmense, che aveva anche stretto stabili legami con la criminalità calabrese. Nel traffico delle armi risultano coinvolti anche un militare dell’Esercito e un impiegato del ministero della Difesa. Anche Musina, era, secondo le indagini dei carabinieri, un personaggio di spicco all’interno dell’organizzazione criminale; il suo compito era soprattutto quello di acquistare consistenti quantitativi di droga da Mereu e di compiere numerosi viaggi sulla rotta Sardegna-Toscana.

I carabinieri di Nuoro hanno accertato che il sistema fosse quello di rottamare le armi del 15° Centro rifornimenti e manutenzione dell’Esercito Italiano di stanza a Padova grazie a compiacenze interne; la refurtiva veniva poi modificata e immessa sul mercato clandestino sardo e calabrese tramite l'”organizzazione Mereu”. Diverse le partite di stupefacente sequestrate dai militari che sono riusciti ad accertare forniture di cocaina anche di 27 chili nell'arco di un mese.

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