Il Tirreno

Grosseto

Sangue dappertutto e cassetti rovesciati

di Pierluigi Sposato
Sangue dappertutto e cassetti rovesciati

I carabinieri ricostruiscono la scena del delitto: «Apparve subito evidente che si trattava di una simulazione di furto»

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GROSSETO. Sangue, sangue dappertutto. Nella cucina dove venne trovato il cadavere, sui mobili, sulla lavatrice. Sangue anche in bagno. Quando i soccorritori arrivarono nell'appartamento al primo piano di piazza Rosa Guarnieri Carducci a Castel del Piano, trovarono sangue dovunque. E in modo particolare intorno al corpo ormai senza vita di Antonio Tucci, 71 anni, che secondo l’imputazione fu ucciso selvaggiamente, probabilmente a bastonate. Lo scenario del crimine scoperto il 5 dicembre 2015 è stato ricostruito dai carabinieri all'udienza in Corte di assise che vede imputato il nipote di Antonio, Claudio Orlando, 47 anni, che in quei giorni - come in altri del mese precedente - era stato ospite dello zio.

Collo alto del maglione bianco tirato fu fino a metà viso, anche durante l’udienza, Orlando ha ascoltato le deposizioni di chi aveva indagato su di lui. Ma su di lui non c’erano ancora sospetti quando i carabinieri di Castel del Piano arrivarono all’appartamento, chiamati dal 118 (presenti medico e soccorritore) che a sua volta era stato avvertito dall’assistente sociale Fabiola Bianchi e dalla nipote acquisita Alessia Lorenzoni: «Il corpo era in cucina, la camera era a soqquadro - ha detto il maresciallo Orazio Piacentini - Non era chiaramente una morte naturale. Non c’erano segni di scasso sulla porta, la luce della cucina era accesa. Sul pavimento erano sparsi dei documenti, sul tavolo c’era una chiazza di sangue. In camera, i vestiti erano buttati sul letto». Intervenne anche il Norm di Pitigliano, con il luogotenente Paolo Biondi: «Prendemmo tutte le accortezze per non inquinare la scena: tute e guanti. E scattammo foto». Il sottufficiale ha ricostruito la presenza delle macchie di sangue ma su quella dell’impronta di una scarpa vicino al cadavere, che interessa la difesa, non è stato in grado di dare precisazioni.

«Al bagno furono repertate solo impronte papillari», ha spiegato il maresciallo Paolo Martini del Ris di Roma: «In genere facciamo un controllo del pavimento per capire quante persone sono entrate e quale percorso hanno seguito nell'ambiente. Ci concentrammo su una calzatura che non era riferibile ai soccorritori». L’impronta era in cucina, sempre la stessa, ripetuta più volte. Un’impronta, hanno poi rivelato le analisi, che non è quella delle scarpe con le quali Orlando fu fermato quattro giorni dopo. E l’altro sangue? Quello sulla lavatrice, una striscia, fu causata «per contatto e per proiezione».

Il nucleo investigativo di Grosseto intervenne dalla sera del 6. E, come ricostruito dal maresciallo Claudio Capanna, si preoccupò di verificare cosa mancava dalla casa di Tucci: chiavi, documenti, due tessere bancomat, due telefoni, il denaro incassato il 1° dicembre con la pensione e la tredicesima (1.373 euro), anche se Tucci aveva prelevato 1.500 euro perché 299 erano stati destinati all'acquisto di un televisore. «Secondo noi fu evidente subito che si trattava di una simulazione di furto - ha aggiunto il sottufficiale - Non c’erano segni di effrazione, la casa era chiusa a chiave dall’esterno, i cassetti erano rivoltati eppure sul comò c’erano dei piccoli monili: perché il ladro non avrebbe dovuto prenderli?».

Poi i sospetti erano caduti su Orlando e la Procura aveva fatto esaminare l’aggancio delle cellule impegnate dalla sua scheda: che il 5 dicembre era rimasta muta, come spenta, mentre il 6 pomeriggio era stata riaccesa ad Aprilia. Il 7 la scheda di Orlando funziona sul cellulare Huawei di Tucci, portato via da casa. I carabinieri sapevano dove era, o dove sarebbe potuto andare, e lo avevano poi raggiunto ad Albano Laziale, su un pullman di linea: addosso aveva quel cellulare e un documento denunciato come smarrito a Roma il 23 novembre da un certo Palmieri e sul quale Claudio aveva applicato la sua foto.

Sentiti anche il maresciallo Marco Caprio, che aveva assistito all'esumazione del cadavere di Tucci, nove mesi dopo il decesso («impossibile prendere le impronte, fu refertato solo un pollice ma non so se fosse utile per le comparazioni») e il maresciallo Sandro Ghelli, di Arcidosso, che compì un accertamento sull’orario di emissione di uno scontrino (avanti di 53’ rispetto all'orario reale) di un acquisto.

Poi il sostituto procuratore Giuseppe Coniglio ha rinunciato agli altri 6 militari che aveva convocato per le testimonianze. La Corte (Giovanni Puliatti presidente, Giovanni Muscogiuri a latere) ha aggiornato la prossima udienza al 4 aprile per ascoltare gli altri testimoni del pm, tra cui il capitano Cesare Rapone del Ris.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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