Il dolore
Quei mozziconi sul tavolo e la bicicletta non utilizzata
GROSSETO. L’udienza di ieri è scivolata via in pochissimo tempo, nemmeno due ore, come se molti aspetti della vicenda fossero dati per scontati, per incontestabili. E per molti versi è così, perché...
GROSSETO. L’udienza di ieri è scivolata via in pochissimo tempo, nemmeno due ore, come se molti aspetti della vicenda fossero dati per scontati, per incontestabili.
E per molti versi è così, perché Claudio Orlando non ha mai negato di essere stato dallo zio e poi di essersene andato. Ha però sempre negato di averlo ucciso. Il suo avvocato, Maria Pia Di Maio, ha chiesto esaminando i testimoni di ieri perché non sono state fatte indagini su alcuni reperti a suo giudizio fondamentali: mozziconi di sigarette, una carta di identità, una bicicletta.
Quest’ultima era presente nel piccolo appartamento di piazza Rosa Guarnieri Carducci e apparteneva a Orlando: perché l’uomo non se l’era portata via? Perché, fosse stato davvero lui ad aver ammazzato lo zio, non l’aveva in qualche modo usata?
Ma alla bici sono state riservate poche battute. Il difensore ha insistito invece su quei mozziconi di sigaretta sul tavolo della cucina, che nessuno dei carabinieri ieri testimoni ha esaminato; mozziconi che avrebbero potuto dire di più, secondo la difesa, su chi c’era quel giorno in quella casa.
Altre domande sono state riservate a una carta di identità trovata dai carabinieri nell’armadio di Tucci: apparteneva a una certa Elisa, ha ricostruito il maresciallo Piacentini, stabilitasi poi a Cinigiano e che aveva occupato l’appartamento in precedenza, dimenticandosi il documento. «Anche lei era stata messa sotto intercettazione - ha precisato il maresciallo Capanna - ma era risultata del tutto scollegata dalla vicenda. Lo smarrimento era del luglio 2011. La carta era caduta nel telaio del mobile, era evidente che era caduta accidentalmente lì». (p.s.)
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