Il dolore
Dal M5s attacco frontale a Lamioni
Pesante ironia dei pentastellati che squalificano la fondazione da lui creata e la scelta di farla guidare alla figlia
GROSSETO. Giovanni Lamioni è come O’Connell, il legionario protagonista de “La Mummia”, al quale il perfido Behni si rivolge dicendo che ha sempre avuto più attributi che cervello. È la citazione usata dal Movimento 5 stelle per squalificare Fondazione Atlante, l’ultima creatura dell’ex presidente della Camera di commercio di Grosseto.
Un attacco frontale, inatteso, alzando i toni e criticando di Lamioni (dal 2015 fuori dall’agone politico) passato e presente.
I consiglieri comunali di Grosseto del Movimento 5 stelle ironizzano anche sull’enfasi che i media locali hanno riservato alla presentazione della neonata Fondazione. «Per l’ultima avventura di Giovanni Lamioni (il riferimento è appunto alla Fondazione presieduta dalla figlia) – scrivono Francesca Amore, Gianluigi Perruzza, Daniela Lembo e Antonella Pisani – si è mosso tutto l’establishment locale, a partire dai sindaci dei principali comuni, Grosseto compreso. Lo strumento della Fondazione, conoscendo il personaggio, è probabilmente il più adatto per attingere a finanziamenti europei e regionali, oltreché per ottenere incarichi e svolgere attività in ambito locale e nazionale; il modello, fatte le debite proporzioni, è la Nomisma di Romano Prodi: un po’ di idee, un po’ di competenze, ma, soprattutto, capacità di relazione a livello istituzionale e privato».
Poi l’attacco, sul piano personale, a quella che in realtà è un’iniziativa imprenditoriale, privata prima ancora che politica.
«Il lancio della figlia diciannovenne (Viola) – scrivono i pentastellati – è una nota di colore trascurabile, ma ci consente di ironizzare sul fatto che è fin troppo facile favorire i giovani grossetani partendo dalla propria figlia. Il problema è che Lamioni ha al suo attivo corbellerie di prima grandezza e una significativa stupidaggine, tutte di dominio pubblico. La prima delle corbellerie è stata MaremmaWineShire, che non è servito a nulla, se non ai pochi produttori che hanno potuto approfittarne, con nessuna ricaduta sul territorio. L’altra la candidatura in Regione, persa male contro tutto e tutti, quando avrebbe avuto la strada in discesa alle comunali. La stupidaggine significativa fu invece la scelta, come testimonial, di Cinzia Th Torrini, indimenticabile regista di uno sceneggiato sulla Maremma girato in Argentina, con fantasiosi butteri con le pistole Colt, la sella inglese e i cavalli pezzati, il tutto a spese del contribuente».
Secondo i cinquestelle «Lamioni si ostina a proporre progetti di promozione senza capire le politiche di promozione, che peraltro non esistono in Maremma; continua a parlare di brand Maremma senza preoccuparsi del dettaglio che un marchio territoriale deve basarsi su una strategia condivisa tra i diversi attori locali, che invece procedono in ordine sparso. I suoi interlocutori istituzionali, in larga misura presenti alla presentazione, si sono distinti per la capacità di mandarlo a sbattere e non escludiamo che la cosa possa ripetersi».
Infine, dopo le bastonate, una bustina di zucchero: gli elogi. «La caratteristica principale dell’ex presidente della Camera di commercio – ammettono i cinquestelle – è quella di avere svolto, sulle questioni dello sviluppo, cioè le più rilevanti per il futuro della nostra provincia, un ruolo di supplenza della politica, per un lungo periodo di tempo. Sotto la sua guida, la Camera di commercio è stato l’unico soggetto in grado di esprimere, se non la capacità, almeno la volontà di una politica di sviluppo locale».
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