Il Tirreno

Grosseto

Sesso con l’allieva, condannata la professoressa

Pierluigi Sposato
Il tribunale di Grosseto
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Il tribunale di Grosseto

Due anni con il rito abbreviato. Il difensore: «Il giudice ha riconosciuto la minima offensività degli episodi contestati»

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Rito abbreviato e condanna a 2 anni (pena sospesa) per la professoressa di 36 anni accusata di aver fatto sesso con una sua ragazzina di 15, sua allieva in un istituto superiore della provincia. Il giudice dell’udienza preliminare Sergio Compagnucci ha accolto le conclusioni di colpevolezza della Procura ma ha mitigato la pena rispetto alla richiesta iniziale del sostituto procuratore Alessandro Leopizzi (in aula il collega Marco Nassi): la pena complessiva proposta era intorno ai sei anni, con la riduzione di un terzo previsto dalla scelta del rito era scesa a 4 anni e poco più; l’accusa era del parere che i rapporti sessuali ritenuti provati sarebbero stati più di uno. L’imputata non era presente.

Minima offensività. C’era il suo difensore, naturalmente. L’avvocato Dario Carmine Procentese di Napoli. Questi si dice parzialmente soddisfatto della sentenza: «Poiché il codice prevede per reati di questo genere una pena che va dai 5 ai 10 anni, se il giudice è sceso fino a 2 anni significa che è stata riconosciuta la minima offensività. E comunque faremo appello una volta che saranno depositate le motivazioni: io ho chiesto l’assoluzione completa della mia assistita».

«Sorella maggiore». Il legale riassume il contenuto della sua arringa. Nel corso della quale ha ripercorso la storia del rapporto tra l’insegnante e l’allieva. «La mia assistita ha, sbagliando forse, offerto la sua disponibilità nei confronti di una adolescente in difficoltà. Lo ha fatto da sorella maggiore, dandole anche il numero di cellulare, per aiutarla nello studio. Sono stati atteggiamenti fraintesi dalla ragazzina, che ha capito tutt’altra cosa». L’accusa parlava di baci, palpeggiamenti e rapporti sessuali: «Un bacio forse l’avrà dato - obietta l’avvocato Procentese - ma senza alcuna finalità sessuale». E a proposito delle difficoltà adolescenziali, il difensore spiega di aver ricordato che la ragazzina ha «un vissuto un po’ particolare», perché vi sarebbero stati altri due casi in cui lei si sarebbe innamorata di professori. Questioni che non hanno portato ad alcun risvolto penale ma comunque ritenute significative della personalità di lei.

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Autolesionismo. Procentese, ancora a questo proposito, ha fatto poi riferimento anche alle relazioni degli assistenti sociali e a due episodi di autolesionismo della ragazzina, uno con l’ingestione di liquidi detergenti, l’altro con dei tagli sulle braccia; questioni emerse già dal colloquio che il padre aveva avuto con i carabinieri all’inizio delle indaginie che risalivano a un paio di anni prima del caso giudiziario, tanto che la ragazzina era seguita da quell’epoca una specialista (e anche a lei si erano rivolti i genitori - la psicologa aveva ammonito la studentessa e le aveva spiegato la necessità di interrompere il rapporto). Molte di queste questioni erano ritornate nel corso dell’incidente probatorio che si era svolto nei mesi scorsi e che comunque aveva attestato la piena attendibilità della giovane e la sua capacità di stare nel processo. La famiglia non si è comunque costituita parte civile nel procedimento e ciò, sempre secondo l’avvocato, significa che i genitori hanno ben presente la situazione complessiva.

I biglietti. Il caso era nato dalla segnalazione della preside dell’istituto, cui i genitori si erano rivolti circa un anno fa chiedendo aiuto, dal momento che i loro tentativi di far cessare la relazione si erano rivelati inutili. La preside si era rivolta ai carabinieri e questi avevano convocato i genitori, raccogliendo le loro dichiarazioni ma anche alcune fotografie. Quali fotografie? Quelle che la madre aveva scattato con il proprio telefono cellulare ad alcuni oggetti trovati dentro un libro in camera della figlia. Un foglio di carta regalo di colore rosa firmato con il nome dell’insegnante; un disegno raffigurante un albero a forma di cuore; una serie di bigliettini manoscritti, sempre con la firma della professoressa; un foglio di quaderno nel quale venivano elencati gli orari di scuola della ragazzina e della insegnante. Anche questo materiale era stato inserito nel fascicolo di indagine.
 

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