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Progettavano furto alla salma di Enzo Ferrari, un arresto anche in Maremma
Blitz dei carabinieri contro trafficanti di droga ed estorsori: finisce in manette un cittadino sardo che abita a Civitella marittima
GROSSETO. Anche un cittadino sardo residente a Grosseto è stato coinvolto nel blitz del comando provinciale dei carabinieri di Nuoro che - alle prime luci dell’alba di martedì 28 marzo - hanno dato inizio a una vasta e articolata operazione di polizia con l’impiego di oltre 300 militari supportati da unità cinofile, elicotteri e assetti del Reggimento Carabinieri Paracadutisti Tuscania e dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Sardegna in diversi centri della Sardegna, nonché dell’Emilia Romagna, della Lombardia, del Veneto e della Toscana. Sono state eseguite 34 ordinanze di custodia cautelare e molte perquisizioni, disposte dal Gip del tribunale di Cagliari su richiesta di quella Direzione Distrettuale Antimafia. Gli inquirenti hanno accertato che la banda progettava anche il furto a scopo di estorsione della salma del costruttore automobilistico Enzo Ferrari. I dettagli sono stati forniti nel corso di una conferenza stampa dei carabinieri di Nuoro (dettagli in un articolo sul sito de La Nuova Sardegna).
In Maremma sono stati i militari del comando provinciale di Grosseto (reparto operativo e compagnie di Grosseto e Follonica), insieme al personale del 1° reggimento carabinieri paracadutisti di Tuscania, ad eseguire un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Pasquale Musina, classe 1976, già conosciuto alle forze dell'ordine e agli uffici giudiziari. L'uomo, di origine sarda, da molti anni dimora nella provincia di Grosseto.
A lui - tratto in arresto dai carabinieri nella propria abitazione di famiglia nelle campagne di Civitella marittima - sono contestati i reati di associazione per delinquere finalizzata alla produzione, al traffico e allo spaccio di stupefacenti e il traffico di armi.
L'operazione. L'organizzazione criminale aveva base a Orgosolo, nel Nuorese, con ramificazioni a Parma, Reggio Emilia, Modena, Lodi, Grosseto appunto, Mantova e Padova. A capo della banda, secondo quanto accertato dagli inquirenti, Giovanni Antonio Mereu, 46 anni di Orgosolo ma residente a Traversetolo (Parma) che aveva anche stretto importanti e stabili legami con la criminalità calabrese. Nel traffico delle armi risultano coinvolti anche un militare dell'Esercito e un impiegato del ministero della Difesa.
Il sistema - sempre in base a quanto accertato dai carabinieri del comando provinciale di Nuoro - era incentrato sulla rottamazione delle armi del 15^ Ce.Ri.Mat. (Centro Rifornimenti e Manutenzione) dell'Esercito Italiano di stanza a Padova. Il luogotenente Giuseppe Mattei, 56 anni di Cadoghene (Padova) e il dipendente del Cerimat Paolo Paris, 52 anni di Stanghella (Padova) avrebbero rubato armi o parti di esse - sempre secondo quanto emerso le indagini - che venivano modificate dall'armaiolo Renato Bazzan, 58 anni, vigile del fuoco residente a Conselve (Padova) per poi venire immesse nel mercato clandestino sardo e calabrese tramite l'organizzazione di Mereu.
Le armi, talvolta realizzate anche assemblando parti rubate al Cerimat, venivano spesso utilizzate come corrispettivo per il pagamento di partite di droga acquistate dalla Ndrangheta calabrese e inviate in Sardegna. Diverse le partite di stupefacente sequestrate nel corso delle indagini da parte dei militari che sono riusciti ad accertare forniture di cocaina anche di 27 chili nell'arco di un mese.
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