Attenzione
La crisi fa chiudere nove imprese
Pellegrini (Cna): «Serve un piano di rilancio per tutto il territorio»
MONTE AMIATA. Meno 9 le imprese artigiane nell'Amiata grossetana nel 2016. La crisi non si arresta e mentre tutta la provincia di Grosseto perde altre 25 imprese artigiane, stando ai dati elaborati e diffusi dalla Camera di Commercio (5.808 nel 2015, 5.783 nel 2016), delle quali oltre un terzo del totale operano nell’Amiata grossetana. In montagna, infatti, erano 545 alla fine del 2015 mentre al 31 dicembre 2016 se ne contano 536.
«Un calo non eclatante ma costante, in linea peraltro con l'andamento nazionale che vede ovunque contrazioni, più o meno marcate - commenta il coordinatore Cna Amiata Maurizio Pellegrini - Sull’Amiata, del resto, questa tendenza è in atto da anni. Basti pensare che alla fine del 2009 erano ben 621 le imprese iscritte all’Albo Artigiani per cui, in sette anni, sono calate di 94 unità. Un calo pari a circa il 15%, con pesanti ripercussioni soprattutto nelle costruzioni, a cui si affianca il costante calo demografico, il depauperamento del tessuto commerciale e la modestia dei redditi. Si capisce da questi dati, insomma, come la crisi abbia picchiato duro». Pellegrini registrando questi dati negativi, commenta che «questo è un andamento che non è facile sovvertire, legato in larga parte a fattori nazionali (alta pressione fiscale e eccesso di burocrazia) e sovranazionali (le conseguenze di una globalizzazione incontrollata) anche se va riconosciuto che, a livello locale, alcune iniziative, a più riprese auspicate, sono state avviate. Si pensi al polo tecnologico di Santa Rita, alla banda larga in dirittura di arrivo in alcuni Comuni, alla revisione dei regolamenti urbanistici, agli incentivi che alcuni Comuni destinano alle attività produttive, alla ripresa dei lavori sulla provinciale dell’Aiole, alla recente sentieristica, all’immissione sul mercato, tramite lavori pubblici, di numerosi piccoli appalti o al contenimento, in alcuni casi, delle tariffe dei servizi comunali. Altre iniziative sembrerebbero in procinto di venir avviate come l’area produttiva a confine tra Arcidosso e Santa Fiora con la messa a disposizione di calore geotermico ed annessa piscina».
Ma se questi sono elementi positivi, se si realizzeranno, c’è però il grosso problema del credito dove «non si registra alcun passo in avanti, così come è ancora in alto mare nonostante gli sforzi e le costanti pressioni delle istituzioni locali e di molti altri soggetti del territorio, la questione delle questioni, la strada del Cipressino, arco di volta per sperare di poter risollevare davvero le sorti dell'Amiata».
Insomma, manca l’arteria di comunicazione, ma soprattutto manca un progetto per ridarle ossigeno: «Servirebbe uno scatto, un “piano” vero e proprio, capace di incidere nelle dinamiche economiche e con un maggior coinvolgimento degli attori locali ai quali, peraltro, è richiesto uno sforzo di innovazione».(f.b.)
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