Il Tirreno

Grosseto

Badante condannata per prelievi abusivi

di Pierluigi Sposato
Badante condannata per prelievi abusivi

Due anni (pena sospesa) per l’appropriazione indebita di 17.000 euro dal conto di un anziano malato santostefanese

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STEFANO. Il viceprocuratore onorario Massimiliano Tozzi ne ha chiesto la condanna, perché aveva ritenuti provati i prelievi illeciti dal conto corrente per circa 17.000 euro dal conto di Franco Banti, classe 1944, affetto da un grave deterioramento cerebrale, morto prima che il processo si concludesse. E il giudice Gian Marco De Vincenzi si è convinto della colpevolezza di Florica Mangu, 68 anni, nazionalità romena, condannandola per appropriazione indebita alla stessa pena chiesta dal pm: 2 anni e 400 euro, pena sospesa.

I fatti risalivano al periodo compreso tra il luglio e l’ottobre del 2011. Il procedimento era stato aperto, ha ricordato il pm, dopo che il direttore della banca aveva avvertito i nipoti di Banti dell’esistenza di prelievi sospetti dal conto dell’uomo. La donna percepiva 800 euro di stipendio e la cifra che invece risultava dal movimento era di molto superiore. E lei stessa, ha aggiunto il pm, aveva confessato alla nipote quelle uscite anomale. La Procura aveva incaricato un esperto, il dottor Romano Fabbrizzi, di visitare l’uomo: la conclusione era stata che Banti era incapace di intendere e volere («capacità gravemente scemata fino anche ad annullarsi totalmente»). Lo specialista era stato ascoltato anche in aula, così come era stata chiamata a testimoniare il medico personale di Banti: quest’ultima aveva anche evidenziato la presenza di una patologia tale da causare anche confusione mentale. I nipoti di Banti hanno tratteggiato il carattere dell’uomo: un po’ avaro, testardo, decisionista. Quando si metteva in testa una cosa, era quella. E comunque, avevano detto a titolo di esempio, avevano saputo solo giorni più tardi che lo zio una volta era finito in ospedale.

Sul carattere dell’uomo, ma anche sugli aspetti clinici, ha insistito molto il difensore d’ufficio Luca Fabbrucci. Questi ha evidenziato che Fabbrizzi aveva visitato l’uomo solo una volta e solo per un’ora e che comunque lo stato di assenza si alternava a quello di lucidità. Più attendibile, secondo l’avvocato, la testimonianza del medico personale (lo seguiva dal 2003) che aveva in sostanza definito in sé l’uomo, pur se in presenza di quella tipologia che ogni tanto lo faceva “perdere”. E se Banti era finito al pronto soccorso non era per questioni legati al decadimento cerebrale. I prelievi anomali? Fabbrucci ha messo in evidenza innanzi tutto che Franco «non era facilmente manovrabile», come lo avevano descritto i nipoti, e che quindi poteva aver ben deciso in completa autonomia e lucidità di fare un regalo fuori busta a Florica che, come aveva testimoniato uno dei carabinieri che aveva seguito la donna, era una che lavorava ventiquattro ore al giorno da Banti .

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