Italia
Diving e istituzioni liberano dal “male” i fondali di Giannutri
Oltre 1500 metri di reti recuperate dopo un duro lavoro I danni di chi pesca illegalmente in acque protette
GIANNUTRI. Dai fondali che circondano l’isola di Giannutri sono stati rimossi oltre 1500 metri di reti da pesca abbandonate negli ultimi anni. Sabato si è conclusa un’intensa settimana di lavoro nelle acque dell’Arcipelago Toscano. L’iniziativa, nata dai diving di Monte Argentario, ha trovato accoglienza istituzionale dal Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, dal Comune di Isola del Giglio, da Capitaneria di Porto e Guardia di Finanza. Grazie poi al supporto dei mezzi nautici delle società Micoperi e del Consorzio nautico di Talamone è stato possibile trasportare le reti rimosse e avviarle direttamente a smaltimento. Le reti sono state recuperate e preparate dai subacquei argentarini durante la settimana e sabato sono state issate a bordo della motobarca “Luigi” di Porto Ercole. Dal peschereccio le reti, sono state poi caricate a bordo del rimorchiatore “Sarom 8” della Micoperi e sulla motonave “Immacolata Madre”.
Per tutta la settimana le motovedette di Guardia Costiera e Guardia di Finanza avevano svolto un lavoro di controllo della sicurezza degli uomini e dei mezzi impiegati nelle operazioni; il culmine sabato, con la contemporanea presenza di tutti i mezzi e di tutti i subacquei. L’operazione si è anche arricchita della presenza e dell' assistenza del trimarano “Brigitte Bardot” di Seashepherd, noto per le sue campagne a favore dell’ambiente in tutto il mondo.
Oltre 1500 metri di reti abbandonate, dicevamo, sono state prelevate dai fondali dell’isola, eliminando non solo un rifiuto, ma una vera e propria trappola sempre attiva; reti che erano presenti anche all’interno del perimetro del Parco nazionale. Nonostante l’enorme lavoro svolto, restano ancora altre reti da prelevare, che sono state comunque segnalate e che verranno rimosse alla prossima iniziativa. L’idea infatti è quella di censire le reti e altri eventuali rifiuti e man mano procedere alla loro rimozione.
E a breve verranno anche installate le boe per i diving; è pertanto naturale pensare a una crescente collaborazione tra chi vive e lavora nel mare e coloro che lo devono proteggere per compito istituzionale.
Ma le reti rimosse aprono un dibattito più ampio, sulla tematica dei controlli, che investe tutto l’arcipelago, dall’ isola di Gorgona a quella di Giannutri, passando per Capraia, Elba, Montecristo e Giglio, dove la collaborazione tra le varie forze di polizia e l’utilizzo, al meglio, delle nuove tecnologie, sta portando buoni risultati.
«Parallelamente – spiega Stefano Feri, consigliere dell’ente Parco ed espressione della comunità gigliese – vanno sostenute tutte le attività compatibili con le risorse ambientali; così potranno consolidarsi sia la protezione ambientale che quella professionale ed economica. La presenza di reti all’interno e nei dintorni delle acque protette sta infatti a significare almeno due cose: la prima è la necessità di intensificare i controlli e le sanzioni verso i pescatori di frodo, che agiscono a discapito di tutti i pescatori corretti praticando una sorta di concorrenza sleale; e la seconda è che, evidentemente, il mare protetto funge molto bene da zona di ripopolamento ittico».
Feri, al termine della giornata, ha ringraziato tutti coloro che, «nell’interesse dell’ambiente e delle economie che vi gravitano attorno, ha reso possibile l’operazione, cioè soggetti istituzionali e privati».
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