Il Tirreno

Grosseto

«Un cuore spento Ridiamogli vita»

«Un cuore spento Ridiamogli vita»

I negozianti: «Troppa concorrenza dai centri commerciali» I residenti: «Molti fondi vuoti: svalutate anche le case»

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GROSSETO. «Questo centro dovrebbe in realtà chiamarsi periferia». Giuseppe Iuorio, bancario in pensione, abita nel centro storico di Grosseto da quindici anni. Quindici anni nei quali ha visto cambiare profondamente queste strade, chiudere negozi, disgregarsi un intero tessuto sociale, mirato sulle rotte della grande distribuzione nei satelliti cittadini che sono i centri commerciali.

Non sono neanche le 11 e il signor Giuseppe è già al Gallery Cafè di via Cairoli, una delle più trafficate traverse di corso Carducci, che conduce al Museo Archeologico e d’arte della Maremma, al San Francesco e al polo universitario. È qui, nel locale di Mauro Sbrana, che ieri i cittadini sono venuti a incontrare i giornalisti a Caffè Tirreno, l’appuntamento che il quotidiano dedica ogni settimana all’ascolto dei cittadini, immortalato dalla matita dell’artista grossetana Dominga Tammone.

Nel cuore antico della città l’argomento che ha tenuto banco è stato ovviamente il centro storico. E purtroppo sono molti i problemi emersi.

«Da quando ho comprato casa nel 2012 a oggi – dice Iuorio – ho visto un declino inarrestabile. Nella via dove abito, di sette fondi che ci sono, cinque sono chiusi». Gli affitti per i negozianti sono troppo alti».

Lo svuotamento del centro ha colpito anche il settore immobiliare. «Ho messo in vendita il mio appartamento, comprato a 165.000 euro nel 2005, e in un anno ho ricevuto una sola offerta da 120.000 euro...».

La colpa della crisi del centro? Per il signor Giuseppe è stato l’arrivo dei centri commerciali. «E purtroppo – dice – non c’è soluzione, è un fenomeno ingovernabile, perché la decisione di ostruire grandi centri commerciali, che non servono a niente se non a distruggere i rapporti sociali, la prendono i “grandi poteri”».

«Il centro è morto perché non ci sono quasi mai iniziative – spiega Cristian Staderini, che lavora nella pizzeria “L’Archetto” della sorella, in via Garibaldi – poi con la liberalizzazione delle licenze i locali storici hanno perso e basta: i clienti sono sempre i soliti e le attività sono troppe, quindi la fetta di mercato se la dividono in tanti, troppi. E soffriamo la concorrenza dei centri commerciali». Per fermare l’emorragia – secondo il ristoratore – servono più iniziative. E bisogna fermare il degrado e lo spaccio. «C’è anche in via Fanti – continua Staderini – alle 11 la mattina e alle 4 del pomeriggio, sempre. Se il centro storico fosse curato, non ci sarebbe questo degrado».

«Il centro è diventato una desolazione», chiosa una commerciante con l’aria di chi neppure ha più voglia di arrabbiarsi. E siccome la commerciante in questione è Vanna Palmieri, una che del settore a Grosseto a contribuito a scrivere la storia, queste parole hanno un sapore ancora più amaro.

Il negozio Palmieri a metà di Corso Carducci, quello che ha venduto a un’intera generazione di grossetani i migliori oggetti di design per casa e cucina, a fine mese chiude. «Eravamo lì da vent’anni – ricorda Vanna – e ora ho deciso. Le spese ormai erano insostenibili, nonostante il fondo fosse nostro: le tasse di ogni genere, il costo del personale, l’elettricità. Per fortuna noi siamo nati commercianti e abbiamo le spalle forti, se no... Quest’estate apriremo un negozio a Marina, in via XXIV Maggio, e da quattro anni ne abbiamo uno a Castiglione».

Fuga dal centro, allora? No. Vanna Palmieri vuole crederci ancora: il negozio aperto da poco (abbigliamento moda Positano, in cima al corso) è di nicchia e funziona. «E presto riapriremo in città. Dove? Sarà una sorpresa. Ma una cosa è certa: sarà in centro, e non in un centro commerciale».

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