Il Tirreno

Grosseto

Caso vegana, l’Enpa interroga la ministra

di Francesca Ferri
Caso vegana, l’Enpa interroga la ministra

La presidente Rocchi chiede a Fedeli di fare verifiche sulla vicenda accaduta davanti a una scuola del Grossetano

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GROSSETO. Il caso della mamma vegana che ha denunciato alcune mamme della scuola della figlia accusandole di averla aggredita per le sue abitudini alimentari della figlia (vegetariana) travalica i confini della provincia di Grosseto e arriva a Roma.

L’Enpa, Ente nazionale per la protezione degli animali, annuncia che chiederà al ministero delle Pubblica istruzione di fare tutte le debite verifiche sul caso e di intervenire sull’episodio in modo netto e autorevole.

L’aggressione – smentita dagli altri genitori che ieri hanno replicato alla mamma dicendo che il loro era solo un tentativo di parlare e hanno annunciato a loro volta una controquerela – sarebbe avvenuta mercoledì davanti alla scuola della bambina, in un paese della provincia di Grosseto. In ossequio alla legge che tutela i minori sulla stampa non si possono rivelare né il nome del paese, né quello della scuola e tantomeno quelli delle persone coinvolte.

L’appello dell’Enpa è rivolto direttamente alla ministra Valeria Fedeli, alla quale la presidente nazionale Enpa, Carla Rocchi (nella foto), chiede una forte presa di posizione affinché la violenza venga bandita senza se e senza ma dalla scuola italiana e siano pienamente garantiti i diritti di tutti, vegetariani e vegani comprese.

«A nome dell’Ente nazionale protezione animali e di numerosissimi italiani – dice Carla Rocchi – esprimo tutta la mia solidarietà e tutta la mia vicinanza alla madre della bambina, che apprendo essere stata oggetto di un’aggressione inqualificabile a causa del loro stile di vita vegetariano e vegano. Un fatto, questo, che evidentemente potrebbe avere serie conseguenze psicologiche per la piccola».

Secondo il racconto sia della mamma della bambina che dei genitori dei suoi compagni di scuola, la piccola, di 7 anni, a mensa non manca occasione di far notare ai compagni che, prima di finire nel loro piatto, la carne o il pesce che mangiano erano animali vivi. Utilizzando anche qualche espressione cruenta che ha messo a disagio i bambini, alcuni dei quali adesso non vogliono più mangiare alimenti di origine animale.

«È molto grave che ciò sia avvenuto all'esterno di un edificio scolastico – dice la presidente dell’Enpa Carla Rocchi – vale a dire nei pressi di un luogo la cui funzione istituzionale ed educativa è quella di promuovere il confronto tra le idee, l’apertura mentale, la comprensione dell’altro, non certo la discriminazione o l'intolleranza. Né, tanto meno, l’integralismo. Ma c’è un ulteriore elemento che allarma: il fatto che ne siano protagonisti non dei “bulletti di quartiere”, ma adulti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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