Sicurezza
Lite a scuola, i genitori replicano alla mamma vegana: «Da lei aggressioni verbali e sui social»
Grosseto, un gruppo di genitori della classe della bambina vegetariana replica alle accuse della mamma: «Serve rispetto»
GROSSETO. Non ci stanno a essere etichettati come ipocriti e bugiardi nei confronti dei loro bambini, né tantomeno accettano di essere additati come autori di un’aggressione che, secondo la loro versione, non sarebbe mai accaduta. Così hanno scritto una lunga lettera aperta, per replicare alle accuse e raccontare la loro verità.
La vicenda. Sono un gruppo di genitori dei bambini – tra cui una decina di mamme – che frequentano la classe della bambina vegetariana, in una scuola della provincia di Grosseto, la cui mamma ha denunciato di essere stata aggredita mercoledì scorso da altre mamme infuriate perché i loro figli si stanno convincendo a non mangiare la carne da quando la loro compagna vegetariana dice loro che quelli che hanno nel piatto sono animali morti.
«Rispetto per le idee altrui». «Il filosofo Norberto Bobbio affermava: “Ho imparato a rispettare le idee altrui, a capire prima di discutere e a discutere prima di condannare”. Una grande lezione di vita, sicuramente non condivisa dalla protagonista indiscussa della vicenda», esordiscono i genitori secondo cui «la ricostruzione dei fatti offerta dalla signora vegana è assolutamente difforme da quanto effettivamente accaduto».
«Cadaveri nel piatto». I genitori, che sottolineano come il pasto servito alla mensa sia preparato seguendo una dieta elaborata da una nutrizionista, si dicono «esasperati dalle continue aggressioni verbali e a mezzo social che la signora rivolge da mesi sia a noi genitori che ai nostri figli. Veniamo etichettati come ipocriti e bugiardi perché non spieghiamo ai nostri figli che la carne e il pesce che somministriamo loro sono parti di cadavere, perché non li lasciamo liberi di scegliere come alimentarsi: in altre parole non siamo in grado di educarli perché integriamo la loro dieta con proteine animali. I bambini, invece, li definisce e descrive come assassini di lucertole e coccinelle che solo la figlia riesce a salvare, nonché serial killer in erba». I genitori riferiscono anche di offese rivolte ai bambini.
«Tornano a casa digiuni». I piccoli, secondo il racconto dei genitori, a volte tornano a casa da scuola digiuni, demotivati a mangiare la carne non solo dal messaggio veicolato dalla bambina – che la mamma conferma raccontare ai compagni che hamburger, fettine e via dicendo erano prima degli animali che sono stati uccisi – ma anche dal modo. «La figlia della signora – dicono i genitori – non perde occasione per ricordare loro che quello che giace ogni giorno sui loro piatti in mensa è il cadavere sbudellato di un animale innocente». Una situazione che per i genitori «non può essere ulteriormente tollerata».
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Un’altra versione dei fatti. Ma cosa è successo mercoledì all’uscita di scuola? La mamma vegana ha fatto denuncia ai carabinieri dicendo di essere stata bloccata e aggredita, verbalmente e non solo, da alcune mamme, che le avrebbero anche rigato l’auto. Diversa la versione dei genitori. «Alcuni genitori – dicono gli autori della lettera – le sono andati incontro mentre si trovava in macchina al parcheggio antistante la scuola frequentata dai figli per chiederle cortesemente di porre fine alle continue aggressioni sui social network ma lei, in tutta risposta, è uscita di macchina spintonando uno dei genitori con una gomitata». Sempre secondo loro lei se ne sarebbe andata facendo un gesto offensivo e dicendo che non c’è nulla di cui parlare.
«A 7 anni non si può scegliere». Su una cosa la mamma vegana e i genitori sembrano trovarsi d’accordo: ognuno deve essere libero di educare i figli come meglio crede, anche a tavola. Le posizioni si allontanano, invece, laddove la mamma vegana sostiene che a 7 anni si sia in grado di scegliere la propria alimentazione, cosa che i genitori degli altri bimbi non condividono. «Il minore – dicono – non è in grado di scegliere né come vivere né come e cosa mangiare e pertanto per lui devono farlo i genitori». E rivolgendosi alla donna «è ormai tempo che prenda coscienza del fatto che il rispetto reciproco è il motore che muove ogni tipo di rapporto umano».
Pronti a controdenunciare. Sui fatti di mercoledì, però, non transigono. «Ad aver subito aggressioni siamo stati noi e i nostri figli non certo lei» dicono i genitori. E avvertono: «Perseverando con tale ingiuriosa condotta ci vedremo costretti a rivolgersi alle autorità competenti ivi compresi i servizi sociali, cui non ci rimane che demandare il compito di regolare per nostro conto i rapporti con lei».
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