Sicurezza
Una degna sepoltura Il sogno impossibile di un castelpianese
Alessandro, classe 1938, tiene le ceneri della moglie in casa Vorrebbe un loculo per sé e per lei. Ma costa troppo
CASTEL DEL PIANO. Tiene le ceneri della moglie sopra la stufa dove lei amava cucinare e aspetta di poterla ricongiungere alla figlia morta, sepolta al cimitero di Castel del Piano e poi, una volta che sarà morto anche lui, si riunirà alla famiglia dentro lo stesso loculo. A patto che questo loculo riesca ad ottenerlo. Per ora non ce l’ha fatta.
La storia del signor Alessandro Caldarazzo, classe 1938, sposato con Vaina Simi, nata nel 1931 e morta nel 2016, parte sei anni fa. Dal 20 aprile 2011, quando fece domanda al Comune di Castel del Piano per avere un loculo. Diede un acconto di 1000 euro, e altri 1500 avrebbe dovuti versarne a saldo. Ma con una pensione di appena 500 euro, Caldarazzo i 1500 non li ha. Alle Poste gli negano, nell’agosto 2015, un prestito, perché «ho superato i 70 anni», spiega. Ma lui non si dà per vinto e l’8 febbraio 2016 ottiene dal sindaco di Castel del Piano l’autorizzazione a versare tre rate da 500 euro ciascuna. Comincia, dunque, a muoversi per ottenere il denaro occorrente e si rivolge alla Caritas di Grosseto: «Mi hanno dato – dice – 500 euro e però mi hanno chiarito che Castel del Piano dipende per la Caritas, dalla diocesi di Siena. Ed è qui che sono andato a raccontare la mia storia. Ho chiesto se mi facevano un prestito di 1000 euro che io avrei restituito con dei bonifici di 100 euro al mese. Avrei versato la cifra al Comune e il loculo sarebbe stato finalmente mio. Ne avevo bisogno. Infatti, nel frattempo mia moglie era morta. Il loculo non c’era ancora e così, dopo averla cremata me la tengo in sala, le ceneri in un’urna spesso sopra la cucina economica dove lei amava cucinare. Fra poco morirò anch’io e sono senza posto al cimitero». Ma la cosa è andata avanti, perché dopo un primo momento in cui Caldarazzo sperava nel prestito («era l’8 novembre quando ci mettemmo d’accordo per bonifici di 100 euro mensili per pagare il mio futuro debito»), ha cominciato a versare alla Caritas di Siena 100 euro al mese. Ha iniziato dallo scorso dicembre e ora sono già 400 euro. Quattro rate. «Ma c’è stato un inghippo – spiega – perché il direttore della Caritas senese Giovanni Di Tondo mi ha comunicato che la Caritas non fa prestiti. Venne a dirmelo a Castel del Piano, a fine novembre, un giorno in cui avevo una visita medica e potemmo parlare poco. Ma io, ancora speranzoso, quelle rate da 100 euro gliele ho mandate lo stesso e lo avrei fatto fino alla scadenza dei 1000 euro, se me li avessero prestati. Ora mi sono rivolto a un avvocato, perché ho avuto dei danni, in quanto ho dovuto cremare mia moglie e tenerla in casa. Se avessi avuto il loculo non sarebbe successo».
Dal canto suo, il direttore della Caritas senese obietta: «Quando mi informai dal nostro legale se fosse possibile un prestito, mi disse che la Caritas non può farlo. Non siamo una banca. Noi abbiamo mandato a Caldarazzo 100 euro a fondo perduto, ma di più non possiamo fare, cioè non possiamo prestargli 1000 euro. Io – dice Di Tondo – più volte mi sono recato a Castel del Piano, ho avuto contatti col parroco e il presidente Misericordia, per accompagnare Caldarazzo in comune, a fare un percorso insieme, per dargli sostegno e studiare come fare. Noi non ci tiriamo indietro neppure, ma Caldarazzo si deve convincere che non può ottenere prestiti da noi. Sia ben chiaro che noi siamo disponibili a restituire tutto quello che ci ha versato. Ho dovuto mettere un avvocato perché lui per primo ci ha fatto scrivere da un avvocato. Ripeto, comunque, che il nostro compito è la disponibilità massima, se lui lo vorrà. E gli chiedo: perché invece di versare a noi i 100 euro mensili non li versa al Comune? Vorrei che ne venissimo fuori tutti in modo sereno, ma Caldarazzo non si mette nelle condizioni di farsi aiutare. I nostri interventi hanno metodi precisi. Che tutti, noi e lui, bisogna rispettare».
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