Sicurezza
Sottopasso senza rampa? «È un falso problema»
Grosseto: il Comune risponde alle segnalazioni dei residenti del quartiere Pace sul percorso ad ostacoli per raggiungere l'ospedale Misericordia a cui sono sottoposte le persone che ha un handicap
GROSSETO. Se nel sottopasso che da via Senese porta all’ospedale Misercordia non c’è una rampa per disabili né un ascensore per chi ha difficoltà a camminare «è un falso problema». Da Palazzo civico arriva una risposta ai cittadini che ci hanno segnalato quella che secondo loro è una grave mancanza: e lo hanno fatto durante la prima tappa del tour Caffé Tirreno, che si è svolta sabato al bar Espressamente Illy di via Abruzzo sabato 18 marzo 2017. «Non c’è una rampa – motivano dagli uffici comunali – perché disabili e portatori di handicap hanno accesso diretto a tutti gli ingressi dell’ospedale. Fa fede il loro “tagliandino” per avere il via libera».
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Dal Comune spiegano inoltre che «è impossibile realizzare uno “scivolo” perché la pendenza lì è notevole e spingere una carrozzella su una rampa sarebbe pericoloso». Rimarrebbe la possibilità di installare due “servoscala” elettrici il cui costo però, secondo l’amministrazione comunale, è elevato: 60.000 euro e senza contare la manutenzione che sarebbe periodicamente necessaria. Per quell’accesso all’ospedale che “corre” sotto via Senese bolle però qualcosa in pentola: «Quando verrà realizzata la pista ciclabile che collegherà Grosseto con Roselle e Grosseto con il Parco della Maremma – aggiungono dagli uffici comunali – verrà valutata la possibilità di realizzare un attraversamento pedonale a raso».
Tecnici comunali e politici della giunta guidata dal sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna hanno comunque apprezzato la richiesta dei cittadini: «Dalla segnalazione – ci dicono da Palazzo civico – capiamo che la questione sta a cuore a residenti che non hanno un handicap (altrimenti sarebbero a conoscenza del fatto che chi è disabile ha accesso diretto a tutte le entrate del Misercordia): significa che i grossetani sono sensibili alle esigenze di chi vive con un handicap anche se non li riguarda direttamente. E questo è bello».
Accesso diretto, ok: resta il problema di dove lasciare l’auto quando tu, parente o accompagnatore, hai assicurato l’uscio al familiare o all’assistito disabile. È un cane che si morde la coda.
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