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Grosseto

ALLEVATORI, LA PROTESTA CONTINUA

«Qui predicano tutti bene ma poi razzolano male»

«Qui predicano tutti bene ma poi razzolano male»

MANCIANO. «Gli ambientalisti vanno dicendo che è indispensabile allevare pecore e animali in genere all'aperto, facendoli pascolare nei prati. Siamo d'accordo tutti. E allora perché si chiacchiera...

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MANCIANO. «Gli ambientalisti vanno dicendo che è indispensabile allevare pecore e animali in genere all'aperto, facendoli pascolare nei prati. Siamo d'accordo tutti. E allora perché si chiacchiera bene e si razzola male?».

Virgilio Manini, presidente dell’Associazione Agnello Igp Toscana, ha un’azienda a Saturnia. E sbotta dopo le ultime trasmissioni televisive e prese di posizione di gruppi ambientalisti che invocano l’allevamento brado e la sua bontà: «Figuriamoci se non siamo d’accordo – attacca Manini – sono anni che lo stiamo dicendo. Soprattutto ora che siamo vicino a Pasqua e al momento in cui il consumo dell’agnello è più frequente, si legge e si sente per ogni dove inneggiare all’allevamento libero. La scoperta dell’acqua calda. Ma purtroppo le mosse dei nostri governanti ci vorrebbero ridurre gli ovini alla stabulazione fissa, quella con foraggi secchi e costi esorbitanti. Perché? Perché nessuno fa niente per far pascolare tranquille le pecore all’aperto. Ci sono predazioni continue. Fin qui abbiamo resistito per garantire carne e latte di pregio, ma siamo agli sgoccioli. Dunque, di due l’una: o mettiamo una pezza alle predazioni o chiudiamo le pecore nelle stalle o anche le aziende».

Manini, insomma, rilancia il problema predazioni, mentre Grosseto è in attesa del ministro Galletti che a breve dovrebbe venire in Maremma per parlare di predazioni e mentre in tutta Italia è un coro di proteste e di allarmi di chi alleva ovini. Così, nonostante a livello istituzionale, la gran parte delle Regioni si sia detta contraria agli abbattimenti del 5% dei lupi, nelle stesse regioni gli allevatori scalpitano: «Noi continuiamo l’allevamento brado – fa sapere Nicola Carrino da Foggia – ma siamo al punto che siccome occorrono tanti sorveglianti a vista, perché le capre corrono nei boschi per mangiare ghiande, alcuni allevatori non ce la fanno e vendono. Col risultato della desertificazione delle campagne. Se non trovano una soluzione alla questione predazioni, qui è un disastro».

Ma da ogni parte d’Italia è un grido di disperazione. A Bagnoregio Caterina Callistroni, allevatrice agguerritissima, è riuscita a mobilitare il suo sindaco, Francesco Bigiotti: «È un disastro – dice – siamo circondati da branchi di bestie che si riproducono a vista d’occhio. Anche il prefetto è stato informato. Io per salvare l’azienda ho 12 cani di taglia gigante che devo nutrire e per i quali ho un’assicurazione dispendiosissima. Ma purtroppo ho anche a mio carico un paio di denunce perché i miei cani hanno aggredito cani di cacciatori e cani di vicini. Devo pagare risarcimenti continui, sopportare gli insulti, presentarmi in caserma per segnalazioni di turisti. Qui se non si decide che strada imboccare è un macello. In tutta Italia ci risulta che le predazioni sono aumentate e che nemmeno le denunce di aggressioni vengono fatte. Tanto i risarcimenti non arrivano. Piuttosto si chiude. Ma sfido, poi, i nostri governanti a trovare chi manterrà in ordine i territori. Ci costringeranno alla fine a chiudere il bestiame in stalla e poi vedremo come sarà il pecorino o il caprino».

Insomma un coro di proteste, contro politiche approssimative e poco concrete. Tutti allevatori, questi, che hanno aderito alla rete del comitato di Magliano guidato da Mirella Pastorelli, assessora alle predazioni che ha messo su un gruppo di allevatori di tutta Italia: invocano misure forti come l’approvazione del piano lupo che, invece, tarda a passare nella conferenza Stato-Regioni. (f.b.)

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