Finanza
Imprenditore di razza: Bianchi è morto a 85 anni
Aveva aperto il negozio di mobili in centro Poi il salto con la Fattoria La Principina
GROSSETO. Negli anni ’50 Mario aveva appena vent’anni. Sua mamma Franca aveva un laboratorio in via Aquileia e lui era cresciuto tra quelle mura dove veniva recuperata la lana dei materassi. Dove la lana, come si diceva in gergo, veniva “sgricciata”.
Era un giovane coraggioso, Mario Bianchi: aveva vent’anni e il ricordo della guerra ancora negli occhi. L’imprenditore che ha puntato sul turismo, realizzando il centro convegni Fattoria La Principina, è morto ieri mattina all’età di 85 anni nella sua casa, accanto all’amore dei suoi familiari. La camera ardente è stata allestita nella piccola Cappella della Fattoria dove oggi alle 15 si svolgeranno i funerali.
Imprenditore di razza, l’epopea di Mario Bianchi comincia appunto nel laboratorio di mamma Franca. Babbo Pietro commerciava agnelli e vacche e Mario seguiva con passione il lavoro di entrambi i genitori. Fino a quando, ad appena vent’anni, fece una scelta ed aprì il primo negozio di mobili. Era poco più di una stanzetta, che di lì a poco sarebbe aumentato di volumi fino a diventare quello che tutti oggi a Grosseto conoscono, tra via Oberdan e via Tripoli.
Era il 2 dicembre 1984 quando la grande insegna con il nome “Bianchi” apparve su quelle vetrate che fino a poco prima erano state quelle del cinema. Lo chiamavano “il Pidocchino”: era stato aperto da un altro grossetano il cui nome ha rappresentato la storia di questa città, quello di Jacopo Pucci, che lo aveva preso in affitto dalla famiglia Palandri. Lo chiamavano il Pidocchino perché Pucci aveva deciso di abbassare il prezzo del biglietto da una lira a 80 centesimi e quel nome glielo aveva appioppato il suo concorrente, il Marraccini. Le carte in via Tripoli, si mescolarono di nuovo, fino a far assumere alla strada il volto che ha oggi, con i mobili e la tappezzeria in esposizione e il teatro Modero dall’altra parte.
Mario Bianchi, tra le tante fortune, ebbe quella di conoscere, innamorarsi e sposare sua moglie Lucia Faldini, che lo ha seguito passo dopo passo nella sua avventura imprenditoriale, fino all’acquisto, nel 1974 dell’Hotel L’Approdo a Castiglione della Pescaia e la realizzazione, nel 2000, del Centro congressi Fattoria La Principina.
Quella del residence fu la vera scommessa di Bianchi. Padre di tre figlie, Alessandra, Anna Paola e Daniela, la famiglia di Mario fu insignita nel 2002 della massima onorificenza grossetana, il Grifone d’Oro.
Bianchi preparò il pranzo in Prefettura per l’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e in Curia, per papa Wojtyla.
«Con Mario Bianchi se ne va un imprenditore coraggioso, versatile e per certi versi visionario, che con la sua famiglia molto ha contribuito allo sviluppo della nostra città e della nostra terra. Personalmente perdo un carissimo amico e un uomo che ha voluto bene alla Chiesa». Così don Franco Cencioni, proposto del Capitolo della Cattedrale, ricorda Mario Bianchi.
D’accordo con monsignor Andreatta, amministratore delegato dell’Opera romana pellegrinaggi e con Mario Gennari, presidente dell’aeroporto civile, lavorò per la costruzione dello scalo di Grosseto, che ricalcava quello di Lourdes.
«Sono tanti i ricordi che mi legano a Mario, a Lucia e a tutta la loro famiglia - dice don Franco - Al di là di quelli più personali, che custodisco dentro di me, credo sia doveroso ricordare i tanti momenti nei quali Mario e la sua famiglia si sono messi a servizio della nostra Chiesa. Quello certamente più memorabile resta il pranzo preparato e servito in Vescovado per san Giovanni Paolo II, in occasione della sua storica visita a Grosseto il 21 maggio 1989. Quella circostanza resta il momento più alto di una collaborazione costante, che Mario e la sua famiglia, hanno coltivato con la Diocesi da figli di questa Chiesa. E come non ricordare che proprio la cappella dedicata all’Annunciazione, all’interno della Fattoria La Principina, per anni è stata sede per l’azione liturgica e il culto della parrocchia di san Carlo Borromeo, a Principina Terra, prima della costruzione della chiesa parrocchiale? Le loro strutture ricettive sono sempre state aperte a molteplici iniziative diocesane e hanno accolto con liberalità le proposte della nostra Chiesa, spesso contrassegnate dalla presenza di vescovi e cardinali. I vescovi residenziali succedutisi dopo monsignor Tacconi hanno apprezzato questa generosità».
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