Il Tirreno

Grosseto

Identità e cultura prenderanno casa a Maiano Lavacchio

di VANNA F. BERTONCELLI
Identità e cultura prenderanno casa a Maiano Lavacchio

C’è un progetto concreto per la scuola dell’eccidio del ’44 L’architetto: «È lì che cuciremo i fili della riconciliazione»

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di VANNA F. BERTONCELLI

La sede centrale del Polo Universitario Grossetano ha ospitato il convegno Esili e migrazioni tra XX e XXI secolo, promosso da European Observatory on Memories e da Isgrec, Istituto Storico Grossetano della Resistenza e dell’Età Contemporanea.

L’evento ha visto la presenza in città di studiosi provenienti da diversi Paesi europei con i quali l’Isgrec condivide il progetto. Un’occasione importante per questo territorio. Un’opportunità di scambio per comprendere meglio la storia contemporanea, e non limitatamente all’Europa, e di elevato contenuto culturale.

Il convegno internazionale per la costruzione di una cultura che ponga al centro l’uomo, punta l’attenzione su temi forti. Un confronto e un’analisi di studi e progetti sul tema delle memorie e delle frontiere nell’Europa tra il XX ed il XXI secolo caratterizzata da esili e migrazioni bibliche di popolazioni. La memoria permette all’individuo come alla società di acquisire l’identità. Tema di attualità in un rapporto problematico con la storia.

Riconciliazione sembra essere la password in quel divenire storico dove la storia è scritta, sempre, dai vincitori. L’Italia, tra corsi e ricorsi non ha saputo fare i conti con la propria storia e anche oggi, mentre la cultura parla di accoglienza, il clima politico e sociale ha toni aggressivi che rischiano di innescare la miccia dell’odio chiama odio.

La memoria dei luoghi, delle cose, delle persone e dei fatti, è determinante nel processo di formazione dell’identità sia individuale che collettiva. Nella società liquida (Bauman) dove i confini e i riferimenti sociali si perdono la memoria storica è a rischio. Ognuno si erge ad autorità e guida. Le memorie e le identità non più pietre ma solo parole. La paura induce ad alzare barriere, virtuali e reali. L’educazione delle nuove generazioni può rappresentare, anche con i luoghi della memoria come passaggio al futuro, l’antidoto alla chiusura, alla solitudine, alla violenza. E se risolvere, ricostruire e riconciliare vittime e carnefici è il processo che può portare ad una umanità nuova, questo processo deve essere governato, cioè normato nel rispetto dei diritti umani e nell’ottica di uno sviluppo sostenibile.

Uno di questi luoghi della memoria, di rilievo internazionale, potrebbe presto diventare la “scuolina” di Magliano in Toscana. Il luogo nel quale si consumò nel 1944 uno dei più cupi episodi della storia recente della Maremma: l’eccidio di undici giovani compiuto dai nazifascisti, orrore del quale proprio domani – 22 marzo – ricorre il 73º anniversario.

Siamo a Maiano Lavacchio dove la quiete e la vegetazione avvolgono la storia insieme a ciò che resta della scuola elementare. Un edificio che – a fine 2015 – fu oggetto di una dura polemica tra il sindaco di Magliano, Diego Cinelli, che sembrava intenzionato a venderlo; e lo stesso Isgrec, che si inalberò contro l’ipotesi di mettere sul mercato un luogo – appunto – della memoria.

Ora, ricuciti i fili della riconciliazione, per la “scuolina” si parla, dopo un attento recupero architettonico, di una nuova vita. Ne ha accennato proprio durante il convegno al Polo Universitario l’architetto Edoardo Milesi che – coinvolto con Luciana Rocchi, già direttrice dell’Isgrec, nel progetto – lo ipotizza come un incubatore culturale. «Inserito – spiega Milesi – in una rete internazionale e nel quale generare iniziative tali da attivare un processo di riappropriazione degli abitanti. Ma anche un grande laboratorio di idee sui temi della multiculturalità. Uno spazio a disposizione – prosegue l’architetto – con una porzione per lo studio e la ricerca e una residenziale per studenti e stagisti che vivranno lì nella bella stagione. Il sole forte della Maremma, il vento e i profumi riusciranno a mitigare e a filtrare quello strapotere della tecnica, responsabile del nostro scollamento con la natura».

Le finalità del progetto – sottolinea Milesi – sono il dare vita a un luogo residenziale per la memoria, dove fare ricerca, sperimentare nuovi modi per comunicarla, parlare di identità, di culture, di tradizioni lavorando sulla consapevolezza che la memoria è in grado di parlarci con un proprio linguaggio che va ben oltre lo scorrere del tempo e lo stratificarsi degli eventi. Le linee di finanziamento potrebbero essere i fondi europei che prevedono anche il recupero degli immobili a patto che i contenuti e le finalità culturali siano coerenti e convincenti».

Itinerari della memoria e luoghi della memoria. Luoghi simbolo e atmosfere di Maremma. Un futuro tutto da giocare puntando sull’accoglienza e l’ospitalità. Percorsi di memoria e di identità. Identità intesa come un fattore dinamico e non nel senso di localismo come spesso viene letto il “genius loci” di Norberg Schulz. Identità come “spirito del luogo”. Un esserci per andare insieme all’altro verso il futuro.

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