Il Tirreno

Grosseto

Rete centrali zero boccia la zonazione geotermica

di Fiora Bonelli
Rete centrali zero boccia la zonazione geotermica

Il gruppo ambientalista dice no alla previsione di centrali sull’Amiata «Siamo un territorio vocato all’agricoltura, non un distretto industriale»

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CINIGIANO. La Rete centrali zero, di cui fa parte anche Agorà cittadinanza attiva di Cinigiano, dice no alla zonazione proposta dalla Regione per definire le aree dove realizzare centrali geotermiche. «Non è una questione di zone, ma di vita e futuro», dice l’associazione.

La quarta commissione Ambiente e territorio della Regione Toscana ha dato il via alla zonazione per quanto riguarda la creazione di nuove centrali geotermiche ma la rete antigeotermica non accetta questo percorso per la creazione di aree idonee e aree non idonee poiché, dice, si creerebbero «territori di serie A e territori di serie B, aree sacrificabili e non sacrificabili».

Gli aderenti alla rete antigeotermica, che a Cinigiano fa capo a Franco Vite, si dicono «contenti nel constatare che le istituzioni toscane siano state obbligate, dalla mobilitazione che tutti i comitati e cittadini toscani hanno saputo mettere in campo, a ritornare sui propri passi rispetto ai loro progetti di sfruttamento geotermico. Ci dispiace però informarle che noi, non soffrendo di sindrome Nimby (acronimo inglese per not in my back yard, cioè “non nel mio cortile”), rigettiamo in toto questa impostazione. Non cadiamo nel loro tranello. Non ci facciamo dividere né spaccare da una lusinga. Noi riteniamo che nessun territorio sia sacrificabile; che la nostra montagna e i territori ad essa vicini vadano difesi in toto dagli affaristi e dal partito trasversale degli affari. Che non permetteremo la distruzione di un territorio, della sua economia e della sua vita per garantire il profitto di pochi».

La rete ricorda la delicatezza e la peculiarità dell’ecosistema montagna che influenza un largo territorio. «Salla montagna fino al mare viviamo di essa – dice Centrali zero – delle sue acque, dei suoi boschi, della sua aria. Se muore un’intera montagna, muore tutto quello che le sta intorno, che la morte sia portata da una discarica alle sue pendici, o che derivi dalle centrali geotermiche. Vogliono devastarla e dominarla per permettere il profitto di pochi a discapito della salute e della vita dei più. Alla devastazione dettata dal profitto opponiamo la collaborazione e la solidarietà tra territori, non saremo complici».

Rete centrali zero tiene a evidenziare che la vocazione dell’Amiata è quella dell’ambiente, dell’agricoltura, dei prodotti tipici. «Ci sono delle parti ben definite e contrapposte in campo – dice –. Da una parte ci sono gli abitanti che si scontrano contro i poteri economici, e dall’altra coloro che favoriscono gli interessi economici di pochi rispetto alla salute e alla possibilità di lavoro di tutti. È una questione economica e lo dimostra per esempio l’Amiata grossetano, territorio in cui vivono la maggior parte dei cittadini che sono attivi nei comitati che danno vita alla Rete centrali zero: nell’Amiata grossetano tra il 2002 e il 2015 sono stati erogati quasi 100 milioni di euro di contributi Ue per l’agricoltura; tra il 2007 e il 2013 ci sono stati investimenti legati al Psr per più di 21 milioni di euro, con quasi 11 milioni di contributo pubblico, 40 giovani agricoltori insediati, 96 nuovi progetti agricoli, 103 progetti di investimento nel settore castanicolo e forestale. C’è un’azienda agricola ogni 7 persone. Noi viviamo di agricoltura, natura e cultura di una terra antica. Questi territori non sono e non possono diventare un distretto industriale».

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