Il Tirreno

Grosseto

Aduc: "I problemi vanno affrontati, se li sposti e basta peggiorano"

Una delle panchine di Porta Corsica prima che venissero tolte dal Comune
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Una delle panchine di Porta Corsica prima che venissero tolte dal Comune

Il presidente dell'associazione di consumatori interviene sul caso "panchine" di Grosseto

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GROSSETO. Un problema non affrontato ma solo spostato altrove e trattato con la logica del dente per dente che toglie diritti e libertà dei più. L’eco del provvedimento del sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna, che ha fatto rimuovere le panchine dalla zona di Porta Corsica come misura antidegrado per evitare che ci si siedano «drogati e ubriachi» – così ha dichiarato lui stesso – arriva fino all’Aduc, l’Associazione per i diritti degli utenti e consumatori.

Il presidente Vincenzo Donvito interviene con un lungo comunicato che analizza la vicenda grossetana.

«Non si capisce perché per affermare un motivo nobile si debba far venire meno diritti e libertà dei più», esordisce Donvito. Che fa un esempio. «In un certo luogo – dice – c’è un incremento di reati all’arma bianca. Che fa il sindaco? Vieta i coltelli? Oppure: un incremento di furti da parte di persone col casco. Si vieta la circolazione col casco?».

L’Aduc non mette in discussione le buone intenzioni del sindaco «ma crediamo – dice – che sarebbe opportuno che non si limiti a rispondere istintivamente tipo “dente per dente”, ma con metodo che il ruolo che ricopre chiederebbe: cioè razionalità, buon senso, lungimiranza. Metodi che preservano e accrescono il bene comune e non solo gli istinti di pancia del sindaco e non solo».

Nello specifico la domanda che si pone il presidente dell’Aduc è: il sindaco ha preso in considerazione il fenomeno droghe (legali e non) nella sua zona? «Sembra di no – dice Aduc – visto che il provvedimento che ha deciso serve solo a spostare il problema in qualche altra parte della sua città. E cosa accadrà in questa altra parte? Presumibilmente la stessa cosa, ammesso che ci sia altrettanto politico che ragioni con altrettanta pancia, e così via, fino a che arriverà qualcuno che proporrà magari di mettere in galera o uccidere alcolisti e tossicodipendenti e sfaccendati di varia tacca economica e culturale».

Per Aduc i problemi vanno «affrontati e non spostati, altrimenti gli stessi ci cascano addosso più violenti e più tragici di prima». E «a maggior ragione questo approccio deve essere fatto dall’amministratore territoriale per eccellenza, il sindaco».

Come? «Con gli strumenti a disposizione grazie alla vigente legislazione punizionista in materia di droghe illegali – dice Donvito – ci si può orientare solo verso politiche di riduzione del danno, e non soluzioni di per sé: cioè far sì che esistano luoghi in cui le tipiche persone da bivacchi possano essere indirizzate e messe in condizioni di non nuocere se non a se stesse. Certamente non e' facile e non è una soluzione miracolosa (che non esistono mai), ma va presa in considerazione quantomeno come punto di partenza. E questo vale per le droghe legali, quelle illegali e tutti quei contesti che, come la vendita di sesso per strada, creano problemi di sicurezza e vivibilità per tutti i cittadini. Chissà se il nostro sindaco di Grosseto abbia orecchie per ascoltarci».

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