Gioco
«Il mio fu attacco politico Volevo vincere le elezioni»
Il sindaco Cerulli, accusato di diffamazione per un volantino, si è fatto interrogare «Mafie? Mi riferivo ai fatti poi emersi con Argentariopoli e a quel sistema»
MONTE ARGENTARIO. «Mussoliniani», «fedine penali», «sorti di mafie di terra e di mare». C’era scritto questo e altro nel volantino che nell’agosto 2013 era comparso per le strade del Promontorio in piena campagna elettorale per le amministrarive. L’aveva firmato Arturo Cerulli, poi riconfermato sindaco; e ancora oggi che ne deve rispondere in Tribunale - perché querelato di diffamazione dai candidati della lista opposta, quella di Massimo Sandrelli - ne riconosce la paternità. Ma precisa: «L’intento era soltanto politico - dice il sindaco - Lo scopo era vincere le elezioni. Seppi che arrivava Matteo Renzi a sostenere la lista rivale e decisi di fare quel volantino: volevo spiegare a lui e alla popolazione ciò da cui si doveva guardare».
Solo politica. «Posso aver usato parole forti. Posso aver commesso un reato di opinione». Cerulli è disposto a concedere soltanto questo e lo ripete almeno un paio di volte nel corso dell’interrogatorio al quale ha accettato di sottoporsi davanti al giudice Andrea Stramenga, riportando in campo strettamente dialettico tra liste ogni connotazione penale sottolineata invece dalle parti civili (avvocati Michelina Suriano e Rodolfo Piccardi per Anna Poggioli, Azelio Bagnoli, Danilo Cerulli, Viviana Lauro e il candidato poi non eletto Michele Vaiani). Al viceprocuratore onorario Alessandro Bonasera spiega che nella lista avversaria c’erano «persone con le quali avevo lavorato nel mandato precedente», Bagnoli, la moglie di Massimo Schiano, la figlia di Aurelio Sclano. E per «mafie» cosa intendeva? «Nei miei primi cinque anni avevo combattuto fortemente, con trasparenza, tanti problemi: i pontili di Porto Ercole, storicamente, erano gestiti un po’ così, in maniera strana. Io volevo colpire certe situazioni. Non ho mai pensato che certe persone andassero in giro con la lupara siciliana. La mia era una denuncia politica. Io non dovevo chiedere scusa a nessuno, la mia era solo un’indicazione politica per chi votare». E la «fedina penale»? «La mia lista era più pulita». Ha colpito nel mucchio? «Sì».
La questione «mafia» non va giù alle parti civili. Ci insistono prima Picardi e poi Suriano. «Io l’ho detto anche in consiglio comunale, non credo di aver cambiato idea - si infervora il sindaco - All’Argentario c’è sempre stato un sistema dove certi studi lavoravano e altri meno». Poi Cerulli rovescia i termini: «Anche i rivali fecero dei volantini contro di me: quelli altro che colpi bassi!». Lei conosce la differenza tra lobby e mafia: «Sono una nell’altra. Io ho cercato di sintetizzare nel volantino». Lei querelerebbe chi le desse del mafioso? «No».
Cerulli rivendica un ruolo diverso nella società: «Non mi considero una persona normale, come le altre. Sono il sindaco, né di destra né di sinistra».
Perché alla vigilia di ogni udienza del processo posta di nuovo sui social la notizia, allegando il volantino? «Perché questi signori - dice indicando l’aula dove ci sono le parti civili - mi accusano: non vedo quale sia il problema a dirlo. Io sono il sindaco e la gente deve sapere perché sono seduto qua: per un volantino, non per aver votato, non per aver rubato soldi pubblici. Questo è il fatto».
Si riparla di illeciti: «Io sono in costante rapporto con la Procura: se ritengono che le mie parole siano valide, daranno seguito». In Procura lei ha fatto i nomi di queste persone? «Non credo di dover rispondere».
L’avvocato Suriano produce altri post, uno del giugno 2014, uno del febbraio 2015. Anche lì la polemica viene rinfocolata. Cerulli li riconosce come suoi ma non si scompone: «C’era sempre soltanto un riferimento politico, anche se non eravamo più in campagna elettorale. Del resto un sindaco è sempre sotto l’esame dei cittadini».
È la volta della difesa, porge le domande l’avvocato Gianni Giorgi: «Non avevo rancori verso nessuno di loro, allora - specifica Cerulli. La sua era una sfera politico-istituzionale? Sì, e poi in paese ci conosciamo tutti». Ancora le «mafie di terra e di mare»: «L’inchiesta Argentariopoli ebbe un impatto eclatante, secondo la Procura c’era un sistema. Questo per la terra. E per il mare mi riferivo alla questione pontili: se qualcuno a questo proposito diceva “ci penso io”, non è forse mafia? Io ho demolito in Feniglia 70 villette abusive che erano lì da 40 anni».
Ancora i post rinnovati. Cerulli rilancia: «Se vogliono che non se ne parli più, ritirino la querela». Non è ancora finita, mancano i testi: se ne parlerà a ottobre.
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