Sicurezza
Assolti dopo 8 anni grazie a nuove prove
Piantagione di canapa indiana: accolto il ricorso per revisione Una perizia in dibattimento ha scagionato due orbetellani
GROSSETO. Ottenere la revisione di un procedimento penale è già di per sé un evento raro. Se poi si tratta della revisione dopo un patteggiamento, la vicenda assume carattere di eccezionalità. E quando poi alla fine arriva l’assoluzione, a più di otto anni dalla prima sentenza, il caso merita di essere raccontato.
E il caso è quello di Francesco Di Sauro e Riccardo Talenti, orbetellani oggi 29 e 28 anni, che nel giugno 2007 finirono nel mirino dei carabinieri per quella piantagione di canapa indiana scoperta ai piedi di Forte Filippo: 13 piante tra i 12 e i 50 centimetri, con un principio attivo (il Thc) di 422 milligrammi, secondo l'accusa. Di Sauro era stato anche arrestato, insieme a un altro giovane all’epoca ventenne.
E la chiave di tutta la storia sta proprio in quest’ultimo. Mentre Di Sauro e Talenti scelsero il patteggiamento e chiusero le loro pendenze con la giustizia nell’ottobre 2008, con un patteggiamento da 7.430 euro complessivi all’udienza preliminare, l'altro scelse di essere giudicato in dibattimento, davanti al Tribunale di Orbetello: e nel dicembre 2009 venne assolto perché il fatto non sussiste. Lui assolto? E perché gli altri due no? Decisiva fu la perizia disposta dal giudice nel corso del processo: quelle piante, aveva accertato l’esperto, non avevano alcuna capacità stupefacente, non l’avevano al momento della perizia e non l’avevano nemmeno al momento in cui vennero scoperte. Nel patteggiamento, invece, non ci sono approfondimenti, non ci sono nuove indagini: si accetta l’accusa, in toto, e se ne subiscono tutte le conseguenze.
Passano sette anni, è il settembre 2016: Talenti e Di Sauro si presentano allo studio dell’avvocato grossetano Luca Fabbrucci. «Avvocato, lui è stato assolto: ma per noi si può fare qualcosa?». Non si sa come mai sia trascorso tutto questo lasso di tempo e perché i due non abbiano saputo prima dell'assoluzione. Del resto non è importante, perché la revisione può avvenire in qualsiasi momento, in presenza di un fatto nuovo. E questo fatto nuovo è venuto a loro conoscenza solo in quel momento. L’avvocato studia il caso, va a recuperare il fascicolo al Tribunale di Orbetello, compie le opportune verifiche, si accerta all’ufficio spese di giustizia che la pena pecuniaria sia stata effettivamente pagata e poi riconvoca i due ex imputati: «Si può fare».
Così viene preparata l’istanza di revisione, presentata al Tribunale di Genova (competente per casi similari). La Corte di appello, terza sezione penale, presieduta da Elisabetta Vidali, tiene udienza ai primi di febbraio, ascolta la relazione del consigliere Maurizio De Matteis, poi scioglie la riserva: essite una condizione idonea a scagionare gli imputati e cioè la nuova prova, «che ha dimostrato il carattere non stupefacente degli alcaloidi contenuti nelle piante di canapa». E così i giudici genovesi revocano la sentenza, assolvono Talenti e Di Sauro perché il fatto non sussiste e ordinano la restituzione delle somme.
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