Il Tirreno

Grosseto

Piano lupo, la Toscana unica favorevole

di Fiora Bonelli
Piano lupo, la Toscana unica favorevole

Diciannove Regioni su venti contrarie agli abbattimenti del 5%. Esultano gli animalisti, che attaccano Marras e Remaschi

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MAGLIANO IN TOSCANA. Il presidente della conferenza Stato Regioni Stefano Bonaccini ha chiesto al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti lo stralcio dell’ipotesi degli abbattimenti dal nuovo piano lupo, fortemente sostenuto dal Comitato di allevatori e istituzioni nato a Magliano.

Se non una battuta d’arresto, per lo meno una frenata per quello che gli allevatori maremmani e amiatini, duramente colpiti dalle predazioni di lupi e incroci tra lupo e cane ai danni delle loro greggi, vedono come un’importante breccia nella legislazione a tutela di un animale fino a oggi considerato a rischio e che quindi non si può uccidere. Il comitato a fine febbraio era andato a manifestare fino a Roma per sostenere il Piano e sta preparando un convegno al quale sono invitati tutti i rappresentanti delle Regioni, l’Anci e il ministro Galletti.

Esultano, al contrario, gli animalisti. Gli Irriducibili liberazione animale, che hanno contrastato quel piano con tre manifestazioni insieme al Pae e agli attivisti indipendenti (il 2 febbraio al Ministero dell’Ambiente, il 23 febbraio e il 9 marzo alla Conferenza Stato Regioni), rivendicano il merito della loro ultima protesta.

«Oltre alle undici Regioni già ferme sin dall’inizio sulla contrarietà agli abbattimenti dei lupi e cioè Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Veneto, altre otto Regioni hanno cambiato posizione negando il proprio consenso agli abbattimenti dei lupi», il presidente dell’associazione Alessandro Torlai.

Dunque la Toscana rimane l’unica Regione insieme alla Provincia autonoma di Bolzano a essere favorevole agli abbattimenti.

In Italia secondo le ultime stime (che sono al ribasso secondo molti allevatori) ci sono fra i 100 e i 150 esemplari di lupi sulle Alpi e fra i 1.070 e i 2.472 in Appennino. Che è già un numero esorbitante, il 18% di tutta l'Europa. La Conferenza Stato-Regioni che aveva dato il primo assenso al Piano in sede tecnica, lo scorso 24 gennaio, ha cominciato a fare dietrofront. Già Lazio e Puglia si erano subito dissociate da una possibile riapertura della “caccia ai lupi”. Poi altre regioni hanno cominciato a dire no. Come la presidente del Friuli Debora Serracchiani e l’assessore all’agricoltura del Veneto Giuseppe Pan. Ma anche la Campania ha sostenuto il no, mentre dall’Abruzzo il presidente Luciano D’Alfonso ha mostrato alcune perplessità e Sergio Chiamparino dal Piemonte ha chiesto un approfondimento, come pure l’assessore all’Agricoltura della Liguria Stefano Mai.

La Toscana, invece, ha detto sì. «Una posizione che non lascia dubbi e fa capire da chi la Regione Toscana è governata» tuona Torlai che rammenta come l’attuale capogruppo pd in consiglio regionale, Leonardo Marras, «quando era presidente della Provincia di Grosseto nel 2013 ipotizzava l’uccisione dei cani senza padrone». Torlai cita anche Marco Remaschi, assessore regionale all’agricoltura, «autore di una legge unica in Italia – dicono gli irriducibili – che autorizza gli abbattimenti degli ungulati tutto l’anno. Politici capaci di pensare che il fucile è la soluzione».

Secondo Torlai «gli allevatori non vogliono fare i pastori e badare le pecore senza andare a fare altri lavori, pretendendo che i predatori non facciano la loro parte».

Dalle parole di Torlai si capisce che quel che agli animalisti preme eliminare del Piano lupo è solo il ventiduesimo punto, quello che prevede – se tutte le altre ventuno azioni di contrasto avranno dato esito negativo – l’ipotesi di un prelievo, ovvero dell’uccisione, del 5 per cento dei lupi.

Tanto che il ministro Galletti ha sbottato: «Sta diventando la sagra della bufala. Leggo cose inenarrabili, che si sarebbe aperta la caccia ai lupi. Non c’è nessuna riapertura della caccia. Anzi, questo è un piano di tutela. Io dico che oggi siamo in condizioni drammatiche. Se non ci sono azioni da parte delle Regioni, la situazione diventa sì di una sostanziale apertura della caccia ai lupi». Galletti parla di «clamore mediatico» e di «populismo di qualcuno». «Torniamo alla scienza e smettiamo di ragionare con le bugie, oppure con la malafede. Le Regioni mi dicano cosa intendano fare», ha detto Galletti. Dunque la palla torna alle Regioni.

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