Il Tirreno

Grosseto

Il barista Stefano: «Ho investito in via Abruzzo perché merita»

di Giovanna Mezzana
Il barista Stefano: «Ho investito in via Abruzzo perché merita»

Chiacchierata con il giovane titolare del locale che ospita la prima tappa del tour del nostro giornale Sabato ai tavoli di Espressamente Illy i giornalisti incontrano i cittadini per parlare del Pace

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GROSSETO. Quando era bambino, sua nonna abitava in via Emilia: è cresciuto lì. Da anni ci vive la madre e nel 2010 ha deciso di fare un investimento proprio da quelle parti. Nella Zona Regioni del maxi quartiere Pace Stefano Sorrenti è “di casa”. Trentaquattro anni, nato a Grosseto – da cui è andato via con destinazione Vibo Valentia per poi però fare ritorno – sposato e padre di tre figli, è il barista che ospita il primo appuntamento di Caffé Tirreno. Parliamo dell’iniziativa con cui la nostra testata invita i cittadini a raccontare ai giornalisti la vita quotidiana nelle frazioni, quartieri, rioni del territorio grossetano: per tirare fuori problemi, proposte e proteste, per raccogliere spunti e capire cosa sta davvero a cuore a chi vive la città. Dove? Al bar, davanti a una tazzina di caffé. L’incontro che apre un ciclo – le prossime tappe saranno al Gallery Caffé di via Cairoli (sabato 25 marzo) e alla gelateria In Florida di via Giusti (sabato 1° aprile) – ed è dedicato a tutto il quartiere Pace, si svolgerà sabato dalle 11, in via Abruzzo al bar “Espressamente Illy” di Stefano e della moglie Letizia Ciacci, trentunenne.

Era il 2010 quando la giovane coppia prese in mano il locale che allora si chiamava “Free Time”: «Ci lavorava mia moglie come barista – descrive Sorrenti – Io facevo l’elettricista ma cercavo un’attività in cui investire, e i proprietari del Free Time vendevano». Così Stefano e Letizia hanno scommesso su questa “quota” di città. E siccome hanno tre figli e abitano a Braccagni, si avvalgono dell’aiuto di un trio di giovani dipendenti: Giada Campitelli, Pamela Margiacchi, Daniela Galatanu.

«Qui si sta bene – dice il barista – È un quartiere tranquillo dove vive tanta brava gente. Belle persone, bella clientela. Certo è – continua – che Grosseto non è più quella d’un tempo. E pensare che io sono scappato dalla Calabria per crescere i mie figli in un luogo che non fosse “duro” come quello in cui ho vissuto io da ragazzo».

Brava gente, grandi potenzialità, ma i problemi ci sono anche al quartiere Pace che è pure molto esteso: da via Emilia a via Inghilterra, passando dall’ex Diversivo. Non resta che farceli raccontare da chi ci vive e lo vive. Vi aspettiamo sabato.

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