Sicurezza
Cinigiano, la minoranza chiede le dimissioni della sindaca
CINIGIANO. A Cinigiano l’opposizione di Giovanni Barbagli propone la sfiducia per la sindaca Romina Sani. La lista A/gente comune, che oltre a Barbagli comprende Alice Bianchini e Serena Tucci,...
CINIGIANO. A Cinigiano l’opposizione di Giovanni Barbagli propone la sfiducia per la sindaca Romina Sani. La lista A/gente comune, che oltre a Barbagli comprende Alice Bianchini e Serena Tucci, presenta una mozione secondo la quale Sani è stata inadempiente per non aver sottoposto al consiglio comunale la proposta di fusione con un comune che ha le caratteristiche di contiguità e affinità e di non aver di conseguenza avviata la fase di consultazione e partecipazione dei residenti sempre sul tema della fusione.
La sindaca, in particolare, non avrebbe «sottoposto al consiglio la richiesta di referendum da inoltrare alla Regione per la formale indizione» e ha quindi «rese non operative le scelte approvate dalle deliberazioni 93/2015 e 48 del 2016 adottate dal consiglio comunale».
Per Barbagli e i suoi «la mancata fusione del comune di Cinigiano ha comportato un danno potenziale sul piano economico» perché questo non ha «potuto beneficiare delle risorse previste per la buona pratica delle fusioni». Il territorio sarebbe quindi stato privato «di risorse che avrebbero consentito investimenti in settori strategici come i lavori pubblici, la manutenzione delle frazioni e nel contenimento della pressione fiscale che grava sugli abitanti». Per questo A/gente comune chiede le dimissioni della Sani attraverso l’istituto della sfiducia.
Secca la replica della sindaca. «La mozione di sfiducia, esaminata dal segretario generale, è irricevibile per mancanza dei presupposti formali – dice Sani – e non potrà quindi essere portata in consiglio comunale perché non supportata dal numero minimo di firme previsto dal Regolamento sul funzionamento del consiglio».
Per la sindaca «la minoranza non ha fatto bene i conti. Secondo l’articolo 48 comma 5 del Regolamento, citato dagli stessi consiglieri di minoranza, occorrono quattro firme, ovvero i due quindi dei consiglieri escluso il sindaco. Tre non sono sufficienti».
Entrando nel merito della mozione, «credo che sia davvero controproducente per tutti portare avanti, con questi metodi spiccioli, un serio percorso di preparazione dei cittadini e del territorio alla fusione».
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