Il dolore
Pasquinucci, dopo l’arresto il tapiro
Il grossetano bloccato in Thailandia per una battuta fraintesa si è guadagnato anche l’animaletto di Valerio Staffelli
GROSSETO. Prima gli hanno telefonato, poi gli hanno suonato al citofono di casa. Erano le 19 di venerdì. «Mi hanno detto che volevano fare un’intervista». Fatto sta che nel giro di poco Giorgio Pasquinucci, il grossetano arrestato in Thailandia per una parola fraintesa al controllo bagagli (“Manco c’avessi una bomba”), si è ritrovato un bel tapiro d’oro in mano, con Valerio Staffelli e la troupe di Mediaset (tre persone in tutto) che gli gironzolavano in salotto intervistandolo sul grottesco epilogo del suo viaggio asiatico: la galera.
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Il servizio di Striscia la notizia è andato in onda su Canale 5 la sera di martedì 14 marzo, quattro giorni dopo l'incursione nella casa grossetana di Giorgio, vergando in bella mostra - in sovrimpressione con abile gioco di parole - la scritta "Thaipiro". L’animaletto dal guscio dorato costruito in polistirene su base in polistirolo è stato intanto piazzato in casa, dov'è in bella mostra davanti al lettone sopra una panca dell’800 di famiglia, in ottima compagnia vicino ad altri cimeli e ricordi di vita per lui colmi di significato. Nell’angolo dei cimeli/souvenir - accanto al thaipiro... - ecco spuntare un cappello da ufficiale degli alpini che «mi è stato regalato da mio cugino. Poi un pallone dei campionati di calcio del Messico». Sempre sulla panca un pelouche: «è l’orso più piccolo del mondo: 50 chili al massimo ma è anche uno dei più cattivi, un orsettino che vive in Asia». Tutti regali di amici e familiari. C'è pure «un modellino della macchina di Elvis Presley», versione mini, tutta bella rombante. Anche questa appoggiata sull’antico mobile/contenitore dove è spuntato l’ultimo ricordo, traccia dell’incubo thailandese, appioppato dall'ultimo amico Staffelli. Foto di Phuket nessuna, in casa. «Non faccio mai foto, tengo sempre il telefonino spento. Io sono fatto così, mi interessa poco la tecnologia».
Il passaporto gliel’hanno restituito con un timbro in cui è scritto che in Thailandia Giorgio non potrà più mettere piede. La battuta sulla bomba gli è costata anche - pare - un’esclusione perpetua da questa parte d’Asia. «Ma tanto anch’io a tornare là non ci penso proprio». Manco a dirlo.
Per la cronaca, dal 1996 ad oggi Valerio Staffelli ha consegnato 600 tapiri e oltre: da Enrico Cuccia a Vittorio Sgarbi, da Mike Bongiorno (che infuriato molti anni fa spaccò l’animale in mille pezzi lanciandolo per terra, e poi, settimane dopo, si scusò pubblicamente e chiese di volerne un altro) a Roberto Benigni (il cinquecentesimo). Oggi ecco che ad allungare la lista spunta proprio lui, il grossetano Pasquinucci, ex biologo e libero professionista, ex insegnante in pensione, oggi diventato un personaggio suo malgrado e che dopo aver rischiato di starsene in galera per parecchio tempo - lasciato tutto alle spalle - mostra un buon senso dell’umorismo nel saper accettare il tapiro con un sorriso aperto e senza tanti fronzoli, piazzandolo in camera sulla cassapanca come un ospite assai speciale.
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