Il Tirreno

Grosseto

«Nuova legge e più personale Ecco perché si spende di più»

«Nuova legge e più personale Ecco perché si spende di più»

Sei Toscana replica al Centro Studi Sintesi di Mestre che ha criticato il servizio degli ultimi anni «Il numero di dirigenti è molto inferiore alla somma di quelli delle società che c’erano prima»

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GROSSETO. Il rincaro della bolletta sui rifiuti? Colpa della legge di Stabilità 2014. Costi fissi aumentati? Dai bilanci non risulta. Personale più caro? Perché i netturbini sono di più. Differenziata in calo? No, in aumento, seppur minimo.

Sei Toscana, la società che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti nelle province di Grosseto, Siena e Arezzo, risponde a Rete Imprese Italia, che due giorni fa ha presentato uno studio, commissionato dal Centro Studi Sintesi di Mestre, sull’operato di Sei Toscana negli anni in cui ha avuto in affidamento il servizio.

Anni che hanno visto lievitare la tariffa sui rifiuti, che sono stati accompagnati da continue critiche da parte di sindaci e amministratori locali, scontenti del servizio, e che sono culminati in un’inchiesta della Procura di Firenze sulla maxigara d’appalto da 3,5 miliardi che proprio Sei si è aggiudicata dall’Ato rifiuti Toscana sud. Inchiesta che ipotizza reati di corruzione e turbativa d’asta a carico degli ex vertici di Ato e di Sei Toscana.

In questo turbolento contesto e in attesa che il prefetto di Siena nomini i commissari che guideranno l’Ato, voluti dall’Autorità anticorruzione, sono piovute le critiche di Rete Imprese che, sulla base dello studio, ha denunciato un calo della differenziata del -6% a fronte di una diminuzione della produzione dei rifiuti del -8,6%, e un aumento dei costi del 20%. Ecco come risponde Sei Toscana.

La Tari. Sei Toscana imputa l’aumento della Tari alle nuove disposizioni introdotte dalla Finanziaria 2014, che ha stabilito che il costo del servizio sia tutto a carico dei cittadini, senza alcun “aiuto” da parte dei Comuni. «La Tari viene stabilita in maniera autonoma dai Comuni – spiega Sei Toscana – sulla base del principio della copertura totale dei costi del servizio; mentre in passato con la Tarsu in gran parte dei Comuni veniva coperta solo una percentuale (60-70%) dei costi del servizio e il resto veniva spalmato nella fiscalità generale». Un altro fattore che ha fatto lievitare la tariffa – secondo Sei – è poi dovuto alla necessità, prevista dalla Circolare Orlando (6 agosto 2013), di portare in discarica solo rifiuti sottoposti a trattamento. «Ciò significa– dice Sei – che tutti i comuni hanno dovuto sopportare ulteriori costi per il trattamento dei rifiuti indifferenziati prima di poterli smaltire in discarica» adeguando gli impianti di trattamento. «Per tali motivi non è possibile effettuare paragoni tra gli anni 2013, 2014, 2015», dice Sei.

Costi. In merito all’affermazione che i costi fissi sarebbero aumentati, «dai bilanci di Sei Toscana risulta che il rapporto tra il valore della produzione e i costi fissi rimane sostanzialmente invariato per gli anni 2014 - 2015», dice la società.

Personale. Per quanto riguarda il personale, «al 31 dicembre 2016 Sei Toscana può contare sulla capacità e la professionalità di 998 dipendenti – spiega la società – di cui 781 operativi, 200 amministrativi, 10 quadri e 6 dirigenti». L’aumento consistente del numero di dipendenti evidenziato da Rete Imprese nell’ultimo biennio è dovuto a più fattori tra cui il passaggio di ramo di azienda di Asiu (l’azienda che gestiva raccolta e spazzamento nei comuni della Val di Cornia passati in Ato) a Sei Toscana, avvenuto nel novembre del 2015, che ha visto integrare 86 dipendenti. Anche la stabilizzazione, avvenuta nel corso del 2016, di 42 interinali e le modifiche ai servizi hanno inciso.

I dirigenti. Quanto al numero dei dirigenti, eccessivo secondo Rete Imprese, «appare evidente come la struttura risulti essere leggera se paragonata ad aziende del settore», dice Sei. E inoltre «il numero di dirigenti di Sei Toscana è molto inferiore alla somma dei dirigenti delle società che precedentemente si occupavano della raccolta dei rifiuti nella stessa area ed è perfettamente in linea, anzi leggermente più basso, con gli studi di settore promossi da Cispel (lo 0,6% sul totale della forza lavoro dell’azienda).

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