Il Tirreno

Grosseto

Incidenti per i cinghiali: 35 cause in corso

di Gabriele Baldanzi
Incidenti per i cinghiali: 35 cause in corso

Quella di Claudio Ceroni non è l’unica battaglia perché la Provincia risarcisca le vittime dell’attraversamento degli animali

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GROSSETO. Trentacinque giudizi pendenti contro la Provincia per danni provocati ad auto e persone dall’attraversamento di animali selvatici, e la prospettiva che l’ente debba sborsare un vero salasso se, come già successo, i giudici daranno ragione ai cittadini. Sono le ultime novità scoperte da Claudio Ceroni, politico di lungo corso (ex vicesindaco di Cinigiano, già manager di Acquedotto del Fiora), a proposito di quella che, per lui, è ormai una battaglia di principio senza guardare la faccia e il colore degli amministratori pubblici che si trova davanti.

Ceroni, come noto, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Grosseto, chiamando in causa Provincia e Regione Toscana sul pericolo rappresentato dagli animali che attraversano le strade della Maremma e dell’Amiata. Poi si è rivolto al difensore civico regionale e ai giornali, denunciando e dettagliando le responsabilità che, a suo dire, ricadevano e ricadono sui due enti per quanto riguarda il controllo della fauna e i rischi che si corrono sulle strade in caso di attraversamento di animali.

«Ogni volta – spiega Ceroni – o non ho ricevuto risposte, oppure mi sono state date risposte imbarazzanti. Adesso, però, c’è una novità, scaturita da una mia richiesta di accesso agli atti. Come nelle migliori ricerche, infatti, capita sovente di cercare qualcosa ma poi di scoprire altro... e di più».

Il 9 marzo scorso Ceroni, insieme al suo avvocato, ha incontrato tre dipendenti della Provincia di Grosseto, per parlare di un sinistro occorsogli sulla strada provinciale di Voltina – la strada provinciale 17 – nel tratto Cinigiano-Grosseto.

«Come in molti altri incidenti – sono ancora parole dell’ex presidente del Fiora – Regione e Provincia, accusandosi reciprocamente, sfuggono alla loro comune responsabilità, ma soprattutto usano sistematicamente lo scaricabarile e respingono le richieste di risarcimento. In che modo? Confermando ai cittadini che non vengono pagati i danni e scoraggiandoli fin dall’inizio dal presentare qualsiasi tipo di richiesta. In pratica i due enti si rivolgono al cittadino facendogli capire che se dovesse presentare ricorso lo si costringerà ad andare in Cassazione con costi certi che sconsigliano di adire in giudizio».

Alla Provincia di Grosseto – come detto – Ceroni ha presentato una richiesta di accesso agli atti, dalla quale sono emerse novità, a suo dire, «molto interessanti».

«Nei ricorsi – spiega Ceroni – il giudice di pace condanna sistematicamente la Provincia al risarcimento dei danni. Attualmente sono pendenti addirittura 35 giudizi. Per cui si prospetta, per palazzo Aldobrandeschi, un vero e proprio salasso economico, nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro. Una causa è già passata in giudicato in Cassazione con condanna della Provincia. Non solo. Il paradosso è che l’ente paga i costi di una polizza con una compagnia assicurativa per danni di importo elevato e anche un’altra società (esterna) di consulenza. Tutto questo in aggiunta ai costi della polizza e nonostante esista in Provincia un settore dedicato, con personale». E in effetti si scopre che la Provincia ha stipulato un contratto di consulenza esterno con la società Centro Processi Assicurativi, con sede a Milano, che nel 2016 che ha emesso fatture per un importo di quasi 21.000 euro.

«Questa società, di fatto – conclude Ceroni – svolge una mera attività di raccolta dati, limitandosi a rispondere che le competenze sono passate alla Regione, alla quale vanno rivolte le richieste di risarcimento. È facile intuire che la somma dei costi assicurativi, quelli gestionali esterni, quelli di tutela legale in Cassazione e quelli derivanti dalle condanne rappresentano una cifra a cinque zeri».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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