Guerra ai bivacchi, il Comune toglie le panchine
Grosseto, rimosse da Porta Corsica le sedute spesso usate da ospiti “sgraditi”. In zona si sollevano polemiche: «E gli anziani dove vanno»?
GROSSETO. Troppi bivacchi, secondo il Comune. E così le quattro panchine di ferro battuto di Porta Corsica spariscono. Non ci sono più: rimosse.
Vi stazionavano spesso, tra gli altri, tipi poco raccomandabili tra tossicodipendenti, pusher o alcolisti. Ed è per questo che, stabilita una rapida equazione panchine/bivacco, il Comune le ha fatte togliere dalla circolazione senza badar troppo alle famiglie e agli anziani che vi sostavano, innocui fruitori. È stato l’ufficio lavori pubblici del Comune - un sabato mattina - a far arrivare un camioncino con un operaio che ha raggiunto Porta Corsica verso le 7,30, si è caricato le panchine e le ha portate via sotto gli occhi dei passanti che si chiedevano il perché. Una era rotta ed è stata smaltita. Due hanno preso la rotta di Montepescali dove gli anziani chiedevano un posto in cui sedersi. E di un’altra non sappiamo il destino.
Guerra ai bivacchi. L’operazione - ci spiega proprio il Comune - rientra tra le varie “azioni antibivacco” con cui (come già accaduto in parecchie città specie del nord) punta a ripristinare o mantenere il decoro urbano; e si affianca ad altri interventi diretti come lo sgombero. In questo caso si tratta invece di un’azione “indiretta” allo scopo (più preventivo) di «evitare che certe persone stazionino e bivacchino su quelle sedute»: un deterrente insomma. La zona di fronte a Porta Corsica è notoriamente considerata calda dal punto di vista dello spaccio, dei furti, degli atti vandalici e dei bivacchi, come dimostrato dalle varie azioni di polizia, dalle denunce e dai ripetuti fatti di cronaca in zona. Ma era proprio necessario intervenire sulle panchine?
Comuni apripista. Grosseto non è l’unico comune né il primo a imbastire una guerra antibivacco agendo sulle “sedute”, oggetti materiali che per qualcuno sono come la fonte di tutti i mali. È il 1997 quando il leghista Giancarlo Gentilini, all’epoca sindaco di Treviso, fa togliere le panchine perché «le usano gli immigrati. Le fa portare via da un giorno all’altro. «Era domenica - dice all’epoca lui - quando ho visto nella zona della stazione decine di negri seduti sulle spallette del ponte, altri extracomunitari seduti sulle panchine e zaini penzoloni ai rami degli alberi...». Via il dente, si levano le panchine. Succede lo stesso in provincia di Bergamo nel 2012; e poi nel luglio 2016 a Bagnoli, provincia di Padova, dove il sindaco Gianluca Piva decide di sradicare letteralmente le panchine dal centro per cercare di frenare «l’invasione smisurata degli immigrati»: erano diventate - spiega lui - il luogo dove loro si ritrovavano e si mettevano a bivaccare, mangiare e dormire perfino.
Giù dal Duomo. Lo stesso Comune di Grosseto negli ultimi tempi ha drizzato le antenne, in materia. Si ricorda la recente richiesta di sgombero della scalinata del Duomo da parte di personale della polizia municipale che ha chiesto ad alcune persone sedute a contemplar la piazza di andarsene. Il motivo? La (presunta) osservanza dell’ordinanza sindacale antibivacco, peraltro siglata dal precedente sindaco Bonifazi che mai l’aveva applicata in quei termini. L’episodio ha sollevato lo sgomento di decine di grossetani che hanno contestato una misura per loro drastica, esprimendo solidarietà al diretto interessato e imbastendo un pacifico sit-in. Lo stesso parroco don Franco ha “benedetto” la seduta di gruppo assolvendo i grossetani sulla scalinata .
E gli anziani? Ora che a Porta Corsica sono state tolte le panchine c’è chi mugugna. All’edicola di via Gramsci, che raccoglie voci e malumori, raccontano che «la gente qua in zona è inferocita: specie chi veniva a leggere il giornale qui, gli anziani, ora dove vano a sedersi? È vergognoso. Se la scusa è che sulle panchine ci vanno i drogati, si tolgano i drogati e si lascino le panchine».
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