Il Tirreno

Grosseto

Aumentano obesità e morti per infarto

di Enrico Pizzi
Aumentano obesità e morti per infarto

Ecco di cosa ci si ammala secondo un’analisi dell’Asl, che sta progettando nuovi piani di cura

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GROSSETO. Primo incontro, ieri, a Grosseto, nell’aula magna del Polo universitario, per iniziare a parlare dei “piani integrati di salute”, la programmazione degli interventi che l’azienda sanitaria Toscana Sud Est dovrà approvare entro la fine dell’anno per ciascuna delle 13 zone socio sanitarie dell’intero territorio. L’idea di fondo, illustrata dal direttore generale Enrico Desideri, è quella della tessitura di una rete di professionisti, ma non solo, che consenta di intercettare i bisogni di salute e di dare risposte adeguate non solo in termini di cura.

Un ciclo dei tredici incontri ha preso il via da Grosseto e dall’area grossetana, di cui fanno parte i comuni di Grosseto, Roccastrada, Civitella-Paganico, Campagnatico, Scansano e Castiglione della Pescaia. Sei comuni con poco meno di 109.000 abitanti e una densità di popolazione più bassa della media regionale.

L’analisi epidemioplogica, che è stata illustrata, parla di buone condizioni generali di salute, con dati di mortalità in linea con la media regionale. Alcuni indicatori, però, evidenziano criticità legate agli stili di vita e alla situazione complessiva del territorio. In particolare, lo studio evidenzia che i numeri delle persone colpite da infarto, dei diabetici e delle persone che soffrono di malattie dell’apparato respiratorio, sono più alti della media regionale, così come è più alta la mortalità per incidenti e traumi, in cui influiscono le condizioni della viabilità.

In diminuzione, invece, la mortalità per tumore, più bassa della media regionale. Rispetto agli stili di vita, i numeri descrivono una popolazione con persone sovrappeso o obese, in tutte le fasce di età, che è superiore alla media toscana, così come più alto è il numero dei fumatori tra i 14 e i 19 anni.

La risposta sanitaria appare adeguata, ma migliorabile. Per esempio, a fronte di un più alto numero di infartuati, la mortalità a 30 giorni dal ricovero, è più bassa della media regionale: l’intervento sanitario, sia con la rete dell’emergenza che con l’ospedale, è efficace, ma può essere resa ancora più efficace e rapida la rete per il trattamento dell’infarto.

Altro esempio riguarda i pazienti che soffrono di malattie respiratorie e che vengono presi in carico dal territorio, limitando i ricoveri alle fasi acute e intervenendo per contenere l’aggravamento della patologia. «I dati che sono stati presentati - dice Desideri - devono farci riflettere sulla necessità di intervenire a modificare le abitudini che influiscono sulla salute e sulla sicurezza. E bisogna farlo con programmi e progetti integrati». Si parla, poi, di educazione alla salute, per informare, migliorare gli stili di vita che non sono ininfluenti su diabete, infarto o i problemi respiratori. «Questa - spiega il direttore generale - è la cosiddetta prevenzione primaria, fondamentale per intercettare le cause di alcune patologie, per non ammalarsi o  ammalarsi di meno».

C’è, poi, la prevenzione secondaria, «volta a individuare precocemente la patologia per aggredirla prima e curarla meglio», ed è il caso dei vari screening. Il direttore della zona socio-sanitaria grossetana Fabrizio Boldrini ha sottolineato che il miglioramento può essere perseguito «ottimizzando le reti cliniche integrate fra medici di base e specialisti, la continuità ospedale-territorio, in cui l’ospedale deve rispondere solo alla fase acuta e deve essere la rete territoriale a prendere in carico il paziente, sopratutto nelle patologie croniche. Così come - conclude - è fondamentale l’ulteriore sviluppo delle cure intermedie, valorizzando il ruolo dei medici di base, la cui collaborazione è determinante per la qualità dell’assistenza».

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