Il Tirreno

Grosseto

«Lucciola non responsabile» Il pm chiederà l’assoluzione

di Pierluigi Sposato
«Lucciola non responsabile» Il pm chiederà l’assoluzione

Sub morti, l’accusa anticipa le conclusioni per l’amministratrice di diritto del diving «Non fu un infortunio sul lavoro». Il giudice deciderà in un’udienza di metà giugno

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GROSSETO. Si apre di nuovo la strada dell’assoluzione per Daniela Lucciola, 45 anni, la compagna di Andrea Montrone finita sotto processo per le responsabilità di gestione della Underwater Activity srl, di cui era amministratice di diritto, il diving che aveva ricaricato le bombole con monossido di carbonio causa della morte di tre sub umbri, Fabio Giaimo, Gianluca Trevani ed Enrico Cioli, il 10 agosto 2014, nel mare delle Formiche di Grosseto.

Dopo il non luogo a procedere per non aver commesso il fatto pronunciato dal giudice dell’udienza preliminare Marco Bilisari nel luglio 2015; dopo che nei primi mesi del 2016 la Cassazione aveva invece disposto l'imputazione; dopo che il gup aveva dovuto quindi disporre il rinvio a giudizio; dopo che nel dicembre scorso il patteggiamento aveva definito la posizione dello stesso Montrone e del suo collaboratore Maurizio Agnaletti (2 anni ciascuno per omicidio colposo), è rimasta soltanto la posizione di Lucciola da definire. E la sostituta procuratrice Arianna Ciavattini, adesso titolare del fascicolo, è stata chiara davanti al giudice Gian Marco De Vincenzi: «Chiedo l’assoluzione, non ho ravvisato condotte né omissive né commissive». Secondo il pm, il gup aveva all’epoca effettuato «una valutazione corretta del materiale probatorio, formulando anche una prognosi negativa dello sviluppo del dibattimento. Lucciola si era soltanto prestata a svolgere quel ruolo», quello di legale rappresentante della società. Una testa di legno, insomma, che nulla aveva avuto a che vedere con quell’incidente. Non ci sono responsabilità, secondo il pm, anche in materia di sicurezza del lavoro: «Mi sono convinta che non è un infortunio sul lavoro. I sub non erano dipendenti della società. Il mare non è un luogo di lavoro. Il caricamento delle bombole poteva essere avvenuto ovunque. La società non aveva una sede. Il decreto legislativo 231 non si applica alla nautica da diporto. E per questi motivi chiedo l'assoluzione con formula piena, non ha commesso nulla».

I difensori Romano Lombardi e Riccardo Lottini hanno preso atto delle dichiarazioni dell’accusa come anche del rinvio deciso dal giudice per la trattazione definitiva: il 15 giugno. Quella di ieri era di fatto solo un’udienza filtro e sarà quindi alla prima udienza dibattimentale che la difesa potrà svolgere le sue argomentazioni. In questo procedimento non ci sono parti civili, già ritiratesi l’anno scorso dopo che Montrone aveva risarcito i familiari dei sub intossicati. Lucciola non era presente all’udienza di ieri.

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