Il Tirreno

Grosseto

Un parco di olivastra intorno al santuario

di Fiora Bonelli
Un parco di olivastra intorno al santuario

Il tempietto della Madonna della Carità a Seggiano sarà immerso in un giardino ombreggiato dalle magnifiche piante che sono il simbolo del paese

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SEGGIANO. Un parco di olivastra per il tempietto della Madonna della Carità, il santuario più caro ai seggianesi. Il luogo si avvista già transitando sulla strada provinciale che da Castel del Piano porta a Seggiano e sarà d’ora in poi immerso in un oliveto di piante di olivastra, che sono la peculiarità del territorio, tanto che, nel 1783, durante un suo viaggio in Amiata, Pietro Leopoldo di Lorena definì «superbissimi».

Da secoli, per Seggiano, l’olivo è stato il simbolo di prosperità e fertilità e anche ultimamente gran parte dell’economia seggianese ruota attorno all’olivo e all’olio. Basta pensare al progetto radici intelligenti, con l’olivo “parlante” del cisternone e all’itinerario museale dell’olio, fra antichi frantoi e nuovi punti vendita.

«Abbiamo fatto un parco di olivi attorno al santuario della Madonna della Carità di Seggiano, simile, in piccolo, a quello in cui è immerso Sant’Antimo – dice il sindaco Gianpiero Secco –. Siamo soddisfatti dell’operazione che servirà ancor più a valorizzare un prezioso tesoro come quello del tempietto della Madonna della Carità e dell’ambiente che la circonda».

Il primo cittadino spiega con orgoglio quanto e come ha inteso valorizzare il posto che è fra i più incantevoli del piccolo comune amiatino. Infatti il tempietto, che sorge appena fuori il centro storico, è un bell’esempio di architettura del tardo Cinquecento e oltre tutto la sua costruzione è legata alla leggenda della Madonna della Carità, quella che secondo la credenza popolare salvò il paese da una grave carestia, facendo trovare dentro la madia di una poverissima famiglia, dei pani grandi e fumanti.

Il tempietto, in ogni caso, si allinea a quelli, numerosi in Amiata, nati dalla spinta della Controriforma che indirizzava i fedeli verso il culto della Madonna. Sappiamo da documenti d’archivio che la chiesa fu iniziata verso il 1588 e che ebbe il sostegno della Granduchessa Maria Cristina di Lorena. Era terminata nel 1599 e si meritò, allora, anche il privilegio di avere, agli inizi del 1600, un mercato da tenersi lì attorno come accadeva sovente anche per altri templi e pievi.

Un luogo vivace e frequentato, dunque, sia per ragioni religiose che economiche. I maggiori finanziatori dell’opera furono i nobili della famiglia degli Ugurgieri, i cui stemmi sono conservati ancora nella chiesa.

L’idea dell’amministrazione comunale che ha voluto riqualificare un luogo storico e artistico come la Madonna della Carità coniugandolo con l’olivo, declinando arte e ambiente e paesaggio – come è un po’ la vocazione di Seggiano, e lo dimostra la presenza del giardino di Daniel Spoerri – è piaciuta a tutti i seggianesi.

«Il sindaco – dice Alessio Tamburelli, un giovane sempre presente e partecipe a tutte le iniziative comunali – ha voluto riqualificare la Madonna della Carità con un parco dove saranno sistemate nuove panchine e nuova illuminazione e dove, soprattutto, sono state piantate sette olivastre seggianesi già grandi. Una vera bellezza, quelle olivastre. La nostra pianta per eccellenza, il simbolo di Seggiano».

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