Il Tirreno

Grosseto

SE LA CULTURA È CONSIDERATA UN SINGHIOZZO

di STEFANO ADAMI

di STEFANO ADAMI La travagliata storia, ormai ventennale, della donazione Luzzetti, è un po’ l’autobiografia della piccola città. Una delle tante piccole città di un paese che considera la cultura un...

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di STEFANO ADAMI

La travagliata storia, ormai ventennale, della donazione Luzzetti, è un po’ l’autobiografia della piccola città. Una delle tante piccole città di un paese che considera la cultura un singhiozzo, e per di più un singhiozzo scontato. Una lunga storia di sì, no, forse, chissà, però, ni, ciccì e coccò. Alla fine, ni. O forse no. Ma aspetta, era forse meglio sì, hai visto mai. Pare ci sia voglia di non impegnarsi, voglia di incertezze continue, di non saper cosa ci si propone, di disvoler ciò che si volle.

Quando vent’anni fa la donazione fu proposta alla piccola città, tutto quello che essa in primis doveva capire e decidere era se il gioco valeva la candela. Se era il caso di accettare o meno. La donazione era proposta alla piccola città con expertise di gran nomi, compresi quelli di popolari critici d’arte catodici. La questione richiedeva dunque massima cura. Sapere non è tutto. È sapere cosa sapere che conta davvero. Se la piccola città non era convinta del valore della donazione, bastava declinare l’offerta. Ma, una volta accettata, bisognava invece condurre in porto con mano sicura la questione. Dicono infatti i gran pedagoghi che la maturità non è cominciare le cose, a questo son buoni tutti, ma portarle in fondo.

Dunque vent’anni fa, ricorderete, alla donazione Luzzetti la piccola città disse di sì. Doveva aver pensato, allora, che era anche necessario prepararsi ad accoglierla. Approntare cornici, strutture, sistemi, addetti, modalità di richiamo e fruizione universale. Doveva aver pensato a fare un salto quantico. Non si accendono fiaccole per metterle sotto il moggio, e non si costruiscono piramidi in mezzo al deserto. Se si fanno progetti culturali, devono poi camminare per una lunga strada nel gran mondo. È inutile farli per i nostri fratelli, i nostri zii e i nostri cugini. La piccola città ha sempre avuto gran necessità di rompere il guscio. E uscirne. La donazione era forse un modo per romperlo. Ma poi è cominciato lo spiacevole travaglio. Il tira e molla, il tricche e tracche. Se non si era convinti, perché si è accettato? Se nel tempo si è cambiato idea sulla questione, perché non lo si chiarisce a viso aperto? Ci siamo trovati dentro “Casa desolata” di Dickens. Ora siamo giunti, a quanto pare, all’ultimo atto. Il collezionista Luzzetti si è stufato di attendere la parola definitiva. Se aspettava un altro po’, poteva ricevere a casa Ulisse per il the, di ritorno da Troia. Tutto quanto passa ad altro ente, dunque. In grado di accogliere il cuore della cosa in modi diversi dalla piccola città. A quest’ultima restano le bricioline. As usual. Quelle che - come ricordano i vecchiarelli - una volta si davano agli uccelletti quando si rassettava la cucina, sbattendo la tovaglia fuori dalla finestra.

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