Il Tirreno

Grosseto

M5s attacca Grosseto Fiere «Eventi da 18º secolo: a che pro?»

Pentastellati critici contro le iniziative e, in particolare, contro il Game Fair di cui chiedono la spesa «Il territorio ha bisogno di un progetto di promozione turistica integrata: qui dove sono i risultati?»

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GROSSETO. L’assunto è il «vuoto siderale che caratterizza le politiche locali di promozione territoriale». La conseguenza, una serie di fiere e manifestazioni «che costano o sottraggono risorse a tutta la collettività, ma hanno effetti – forse – solo sui fatturati dei pochi soggetti coinvolti». Da qui il quesito: «Ma a cosa serve Grosseto Fiere?».

La domanda la pone il Movimento 5 stelle di Grosseto e riguarda le attività della società che organizza fiere ed eventi al Madonnino, a Braccagni, a partecipazione pubblica e privata, i cui principali soci sono la Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno per 1,77 milioni di euro, il Comune di Grosseto per oltre 600.000 euro, la Provincia per circa 560.000 euro e alcune banche tra le quali la Cassa di Risparmio di Firenze (190.000 euro), la Nuova Banca dell’Etruria e del Lazio (180.000 euro) e la Popolare di Vicenza (114.000 euro).

Per il M5s una società la cui attività non guarda affatto alla promozione globale del territorio dal punto di vista turistico, ma si limita a eventi di stretto raggio e dall’incerto risultato in termini di ricaduta economica locale.

I pentastellati grossetani partono dal “Buy Tuscany on the road” (letteralmente: “Compra la Toscana strada facendo”). «Sarebbe divertente sapere quanto è costata alla collettività», dice il M5s riferendosi all’edizione del maggio 2016. Vi parteciparono, secondo quanto riferì Grosseto Fiere, una cinquantina di compratori stranieri e quarantasette operatori toscani del turismo, «non meglio specificati», dice il M5s. Che vorrebbe «confrontare il dato con i risultati ottenuti».

«Sarebbe interessante sapere anche quali assi di finanziamento europeo vengono destinati a questo genere di iniziative – prosegue il M5s – gelosamente gestite dalla Regione e di solito aventi come obiettivo primario la sopravvivenza delle strutture burocratiche coinvolte, in questo caso Toscana Promozione Turistica».

Le iniziative di Grosseto Fiere seguono, secondo il M5s, «il modello arcaico delle fiere agricole del XVIII secolo, concepite per presentare il progresso e la modernità ai villici» mentre «nel mondo moderno si organizzano delle fiere perché si ha qualcosa da vendere e si creano le condizioni migliori perché gli acquirenti potenziali possano comprarle».

Nel mirino dei grillini anche la Mostra Scambio di Auto e Moto d’Epoca a marzo («riguarda pochi collezionisti»), l’Amo a ottobre («mette in gioco i pochi rivenditori locali e un’offerta misera»), la stessa Fiera del Madonnino («caratterizzata la scorsa primavera dall’ampio spazio dedicato agli autoveicoli usati»). E pure il Game Fair, l’ultima nata. «Ha successo dice il M5s – perché propone accessori da caccia in una terra di cacciatori, ma il problema di organizzare l’offerta di turismo venatorio in Maremma, apparentemente, non interessa a nessuno».

Il M5s ricorda anche la recente proposta del sindaco e presidente della Provincia Antonfrancesco Vivarelli Colonna – ex presidente di Grosseto Fiere – «di acquisizione del 20 per cento di Gfi srl, la società che organizza l’evento in Italia, per 60.000 euro, da parte di GrossetoFiere».

Insomma, che ricadute ci sono in Maremma? Le svariate centinaia di agriturismi e altre attività connesse al turismo, per il M5s, sono destinate a continuare a contare solo sulle loro forze «senza che esista il minimo progetto per almeno provare a intercettarne anche solo le briciole» del flusso tra Pisa, Roma e Firenze. «Il nostro territorio invece, più di altre regioni, ha bisogno di un progetto di promozione integrata che affronti turismo, produzioni agroalimentari e tutela dell'ambiente in modo sinergico e razionale, che è cosa diversa dall'accompagnare 50 persone in gita turistica per una settimana e presentarli agli amici». (f.f.)

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