Gioco
La collezione ridotta «Non più 100 opere ma solo una ventina»
Dopo 21 anni di tira e molla l’antiquario ha un’ultima soluzione «A Grosseto darò una piccola parte, il resto lo lascio a Firenze»
GROSSETO. Alla fine Grosseto (se l’avrà) potrà contare su una collezione Luzzetti decisamente ridotta. Non più un centinaio di pezzi tra quadri, sculture ed elementi d’arredo, ma una selezione di opere ben più limitata: circa una ventina.
Dopo 21 anni di tira e molla, zig zag, trattative e 4 sindaci che hanno amministrato affrontando la faccenda Luzzetti (Valentini, Antichi, Bonifazi, ora Vivarelli Colonna), l'antiquario Gianfranco Luzzetti sta meditando l’ultima soluzione e pensa di donare non più quella corposa e monumentale collezione di un tempo. Solo una piccola parte sarebbe destinata a Grosseto, interagendo con il grosso della collezione che resterà a Firenze nella sua casa museo in borgo San Jacopo in una sorta di circuito a distanza, tutto da definire e costruire. E tutto - beninteso - ancora in embrione. Luzzetti ha contatti in corso con importanti soggetti per definire i contorni di quest'operazione; a breve formalizzerà una proposta al Comune. Nessuna polemica nei confronti di quest'amministrazione - chiarisce - ma stanchezza tanta.
Luzzetti, come sta innanzitutto?
«Vecchiaia, sempre di più. Ho 84 anni finiti. Sono un giovane anziano».
C’è movimento attorno alla collezione: in questi giorni è stato chiesto da più parti un consiglio comunale aperto. Prima dall’associazione Grosseto al centro, poi dalla minoranza consiliare. Ha saputo?
«Sì, mi è arrivata voce ma non le do più importanza. Ormai dopo 20 anni non posso continuare, devo pensare di concludere nel modo più assoluto».
Sarà presente, nel caso in cui fosse convocato, al consiglio comunale aperto?
«Sì, certamente. Sono contento che si sia rinnovato a Grosseto l’interesse delle associazioni che si danno da fare per tenere accesa l’attenzione sulla collezione e sono felice di tanta attenzione pubblica, ma l’unico interlocutore che voglio avere è il sindaco: gli manderò una lettera. Devo dire che l'impressione è che questo sindaco non abbia tutto questo entusiasmo, questa passione. Dopo 6-7 mesi il Comune si è fatto sentire e sono stato ricevuto da Luca Agresti, il suo vicesindaco, che è una persona perbene e cortese; il sindaco però non c’era».
È deluso ancora?
«Un po’ deluso dal fatto che non ci fosse il sindaco proprio perché vorrei che restasse lui il mio riferimento principale»
Quali intenzione ha insomma?
«Credo di tirar fuori una piccola soluzione che adesso manderò per scritta al Comune: se gli va bene bene, sennò chiudo definitivamente. Certo, mi spiace per i concittadini perché io ho fatto di tutto, ma ho sempre visto poco entusiasmo in tutti e 4 questi sindaci. A questo punto l’età è davvero avanzata. Con gli anni che mi ritrovo può succedermi qualcosa e voglio che le mie opere siano sistemate una volta per tutte».
Di quale piccola soluzione parla?
«Non la posso anticipare perché non l'ho detta nemmeno a loro (al Comune, ndr). Per il momento aspetto, poi dirò tutto al tempo debito. Comunque sì, farò una piccola proposta al Comune, che conterà non più tutta la collezione ma una ventina di opere. Opere pronte a dialogare e interagire con la mia casa fiorentina dove resterà il nucleo più corposo della collezione. Un po’ com’era il primo progetto sotto Antichi in cui si doveva avere una sala per mettere non tutti ma una serie di quadri importanti».
Chi gestirebbe la collezione fiorentina?
«Chiede troppo. A tempo debito vi dirò».
La soluzione di sistemare la collezione a Palazzo Mensini (ex Chelliana) la convince?
«No. Quella scuola è un rudere, ci vogliono anni per sistemarla. Inoltre la collezione non può stare al terzo piano di un palazzo: ha bisogno di spazi dedicati e che chi entra trovi subito le sale con le opere».
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