Il dolore
«Si erano approfittati di un’anziana»
Prelievi, un contratto e la sottoscrizione di una polizza assicurative sulla vita: in cinque sotto processo, tra cui un notaio
MONTE ARGENTARIO. Albina Sanità, soranese di nascita ma argentarina per residenza, è morta nel luglio scorso, a 96 anni. Gli ultimi tempi erano stati travagliati, per motivi di salute. Già nel 2012 la nipote Sabrina aveva presentato una querela, ravvisando quelle che a suo giudizio erano irregolarità nella gestione del patrimonio: prelievi, sottoscrizioni di polizze e contratti. Dopo questa querela, cinque persone sono finite sotto processo perché sospettate di circonvenzione di incapace.
E al processo davanti al giudice Giovanni Puliatti è il momento dei testimoni dell’accusa, tra cui la stessa nipote. Sono imputati la donna che si era presa cura di Albina, Anna Maria Cerulli, 81 anni, nonché Benedetto Amato, 86, il notaio Ugo Panuccio e i due testimoni intervenuti alla stipula del contratto, Rosa Gabrielli, 67 anni, e Michele Benedetti, 59. Si sarebbero approfittati, secondo l’accusa sostenuta in aula dalla viceprocuratrice onoraria Fidelia Dompetrini, di beni di proprietà dell’anziana donna, in stato di deficenza psichica. Al punto che nel marzo 2013 il gip aveva disposto il sequestro preventivo di due appartamenti (in corso Umberto e in via Marconi), del conto corrente e della polizza di assicurazione sulla vita.
La sola Cerulli deve rispondere di aver indotto Albina a sottoscrivere due ordini di vendita per 90.000 euro, il rimborso di un fondo da 20.000 euro e la polizza sulla vita in cui la stessa Cerulli era indicata come beneficiaria (le sarebbero andati 112.000 euro); è accusata anche di prelievi dal conto corrente sul quale aveva delega per 16.300 euro (tra il 2011 e il 2012) quando invece, sempre secondo l’accusa, aveva un obbligo contrattuale di cessione immobiliare in cambio del mantenimento di Albina, con alloggio, vitto, vestiario, medicine e cure mediche.
Cerulli e Amato ancora di circonvenzione per quel contratto di cessione dei due appartamenti, di cui Albina si era riservata l’usufrutto trasferendo loro la nuda proprietà in cambio del mantenimento (2011). Il notaio e i due testimoni di circonvenzione al momento della stipula di questo stesso contratto, perché Panuccio si sarebbe prestato nonostante fosse consapevole delle condizioni psichiche di Albina: nessuno di loro tre avrebbe indagato la volontà delle parti. E per questo motivo Panuccio deve rispondere anche di aver attestato falsamente che Albina aveva manifestato la volontà di vendere e che non poteva firmare per un impedimento agli arti superiori: la donna sarebbe stata gravemente disorientata e confusa.
Gran parte dell’udienza (con una dozzina di testimoni) è stata dedicata al perito della Procura, il neuropsichiatra Romano Fabbrizzi: questi ha confermato che al dicembre 2012 (quando la visitò), la donna era «totalmente incapace di intendere e volere» e che l’inizio del deterioramento doveva risalire al 2005-2006; nel 2009 le condizioni erano «vistosamente deteriorate». I difensori Federico Monaco e Mauro Ricci hanno invitato l’esperto a fare precisazioni: «È possibile che in qualche momento abbia recuperato dei frammenti di memoria. Chi l’ha frequentata abitualmente non poteva però non accorgersi del suo stato». Sabrina Sanità ha spiegato tra l’altro che Cerulli per un periodo non le aveva fatto vedere la nonna. Ma il testamento c’è? «Che sappia io, no». Prossima udienza ad aprile.
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