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“Di grammatica non si muore” firmato Roscia Gli esilaranti orrori sulla tomba del congiuntivo

“Di grammatica non si muore” firmato Roscia Gli esilaranti orrori sulla tomba del congiuntivo

ARCIDOSSO. «Ciaone, apericena, se io sarei stato». Ci sarà da divertirsi stasera alle 21 ad Arcidosso, nella biblioteca comunale dove si parla di grammatica italiana in una serata organizzata da...

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ARCIDOSSO. «Ciaone, apericena, se io sarei stato». Ci sarà da divertirsi stasera alle 21 ad Arcidosso, nella biblioteca comunale dove si parla di grammatica italiana in una serata organizzata da Alessio Gennari della libreria Sognalibro di Castel del Piano.

L’occasione è la presentazione del libro “Di grammatica non si muore” di Massimo Rosciache nella grammatica crede fermamente, ma crede un po’ meno nei vecchi manuali tutti regole ed esempi.

Una presentazione sui generis, perché sarà uno spettacolo vero e proprio, non una noia mortale come accade quando si comincia a parlare della scomparsa del congiuntivo. In questo libro Roscia si diverte a svecchiare, rivolgendosi direttamente ai ragazzi ed entrando nel loro mondo.

Roscia è nato a Roma nel 1970. È scrittore, critico enogastronomico, docente, condirettore del periodico Il Turismo Culturale, autore di romanzi, saggi, ricerche, guide e vincitore di premi letterari. L’autore, di per sé già istrionico animatore di pubblico, è in grado di trascinare in uno spettacolo teatrale dove i personaggi sono gli errori e gli orrori grammaticali, lessicali, ortografici di questa grande lingua che tutti parlano ma di cui pochi capiscono la bellezza ed efficacia.

Roscia ha creato un caso editoriale intorno al suo libro precedente, “La strage dei congiuntivi”, che gioca con la grammatica e ride sia di chi la maltratta sia di chi ne abusa e anche in quest’ultimo lavoro «segue le regole ma esce dagli schemi, descrive l’uso ma non prescrive, mette in rima le norme ma non mette in riga gli studenti».

“Di grammatica non si muore” contiene, oltre le macrocategorie, un bel capitolo sulla punteggiatura, uno sugli errori più comuni sull’uso dell’accento e dell’apostrofo e soprattutto esempi e storie tratte dal mondo dei ragazzi: videogame, romanzi fantasy, serie tv, musica, persino ritmi rap. E poi una pacata distinzione tra quello che si può accettare nel giusto contesto (emoji compresi) e quello che proprio non si può sentire (ciaone, apericena, se io sarei stato). Una prospettiva che guarda all’uso pratico e vivo, perché la lingua italiana è fatta per essere parlata, adattata, modificata, arricchita, cambiata, rivista, aggiornata, corretta, ma mai storpiata. Non manca una dichiarazione d’amore al congiuntivo, un modo verbale in via di estinzione. La presentazione sarà replicata domattina alle 8,30 per gli studenti del biennio dell’Iti Avogadro di Abbadia San Salvatore e di tutte le superiori del versante grossetano Isis e Liceo Sociale di Arcidosso, Commerciale di Santa Fiora e Liceo Scientifico di Castel del Piano.

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di Redazione web