Proteste
Ceroni: no alla fusione
Cinigiano, l’esponente pd critico contro le imposizioni
CINIGIANO. Fusione dei Comuni, una questione trasversale, al di là delle “alzate di tessera”. «Sono critico sia nei confronti delle proposte di legge, anche quando vengono dal partito di appartenenza, che obbligano alla fusione i Comuni con popolazione inferiore ai 5000 abitanti, sia ai metodi impositivi che propone il consigliere Giovanni Barbagli, capogruppo di minoranza di Cinigiano che addirittura sollecita l’intervento del prefetto».
Interviene nella questione fusione di Cinigiano Claudio Ceroni, membro del Pd cinigianese, dopo il tam tam di Barbagli. Ceroni, ex presidente di Acquedotto del Fiora e membro autorevole del Pd locale, proprio non ci sta.
«Il problema dell’Italia – dice – non sono certo i piccoli comuni perché dati anche recenti dimostrano che il debito pubblico italiano è aumentato e continua a crescere nonostante i Comuni abbiano fatto più della loro parte per ridurre costi di funzionamento ed abbiano accettato i pesanti tagli dei trasferimenti statali, per cui sono da respingere i processi obbligatori di fusione che significherebbero la cancellazione di molte autonomie comunali e l’indebolimento del tessuto sociale in tante aree del Paese».
Ceroni spiega di non essere stato e di non essere contrario alle proposte, soprattutto quando sono volte a produrre cambiamenti finalizzati al miglioramento, ma in questo caso c’è un preciso paletto. «Il processo di fusione – dice – dovrà compiersi solo a seguito di un dibattito partecipativo e con la maggioranza favorevole dei votanti in ogni singolo comune. Sono convinto e consapevole che in alcune circostanze le fusioni tra più comuni generano economie di scala e indubbi miglioramenti nell’organizzazione dei servizi ai cittadini, anche se l’ampia estensione territoriale che si originerebbe, la dispersione della popolazione, la necessità di presidiare adeguatamente territori marginali e spesso meno serviti, costituiscono elementi che debbono fare ben riflettere sul rischio connesso all’allontanamento della sede municipale».
In sintesi, secondo Ceroni «è necessario che i comuni di piccole dimensioni debbano trovare forme di gestione unitaria di alcuni servizi ma la fusione non può che nascere e compiersi dal comune senso di appartenenza di diverse e singole comunità, facendo emergere le volontà dei singoli cittadini, e non può invece essere imposto da scelte legislative autoritarie fuori dal tempo e dalla ragione».
Da respingere, per Ceroni, l’appello di Barbagli al prefetto. «Sono invece favorevole all’apertura di un confronto serio e approfondito per studiare diverse opzioni in campo: fusione, revisione dei confini o convenzioni».
Fiora Bonelli
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