Sicurezza
«Via 1,8 milioni in mancata pulizia»
Per il Comune strade spazzate solo al 40%. Ma un sindacato non vuole il gps
GROSSETO. Una strada sporca o un cassonetto stracolmo non sono solo un problema di decoro urbano. Sono anche uno spreco di soldi, soldi spesi dai cittadini per avere un servizio che non viene effettuato. Di quanti soldi si parla? Tanti. La stima del Comune di Grosseto è di 1,8 milioni di euro, ma ad oggi è impossibile stabilirlo con matematica certezza poiché, nonostante il contratto lo preveda da tre anni, ancora Sei Toscana – società che ha in appalto il servizio rifiuti – non ha montato i gps sulle spazzatrici. Un sindacato, infatti, sta puntando i piedi.
I controlli sul servizio. La stima dei soldi regolarmente pagati dai cittadini per un servizio che in effetti non viene fatto è facile a calcolarsi. I dati li dà l’assessora all’ambiente Simona Petrucci che, da luglio, appena ricevuto l’incarico in giunta, monitora insieme all’ufficio ambiente i passaggi di pulizia effettuati dalle spazzatrici di Sei per verificare che corrispondano a quelli previsti dal contratto. «Perché quello che è successo in questi anni è scandaloso», dice.
Un servizio da 3 milioni di euro. Il decoro urbano, in effetti, ha sempre lasciato a desiderare, nonostante il Comune di Grosseto paghi 3 milioni di euro all’anno per far spazzare e lavare le strade da Sei Toscana, la società che ha vinto la gara ventennale per il servizio di raccolta e spazzamento nelle tre province di Grosseto, Siena e Arezzo. Un contratto che, nel ventennio, ammonta a 3,5 miliardi (miliardi) di euro e che è finito nel mirino della Procura di Firenze, come gli ex vertici dell’Ato Toscana sud e della stessa Sei, indagati per corruzione e turbativa d’asta. Al di là delle disavventure giudiziarie dei passati amministratori, altre disavventure riguardano i cittadini che sono vittime, loro malgrado, di un servizio che – è sotto gli occhi di tutti – ha le sue lacune.
«Spazzamento sì e no al 40%». «Dai nostri controlli – spiega Petrucci – abbiamo scoperto che alcune strade non venivano pulite, nonostante il contratto lo prevedesse. In altre la spazzatrice passava, lavava ma non aspirava. E così via. La strada dove abito io, ad esempio, non è mai stata spazzata in due anni. Un giorno mio figlio mi disse: “Mamma c’è una cosa strana in strada, senti che rumore”. Era la spazzatrice...».
Quanto è vasto questo fenomeno? Molto. «Dalle nostre verifiche iniziali – dice Petrucci – risulta uno spazzamento delle strade sì e no al 40%». Insomma al di sotto della metà di quanto previsto e pagato.
Il calcolo. Il contratto prevede di spazzare al giorno 124 chilometri lineari (62 più 62, visto che il passaggio, nella solita strada, è doppio). Un’ora di spazzamento costa al cittadino 50 euro. All’anno sono 3 milioni di euro. E calcolando che circa il 60% delle strade non sarebbe spazzato e lavato a dovere, il conto è presto fatto: 1,8 milioni dei 3 totali sarebbero spesi senza avere il servizio.
Chiesti i danni... Petrucci racconta di segnalazioni quotidiane mandate dal Comune a Sei Toscana, alle quali sono seguiti aggiustamenti del servizio, come l’aumento delle spazzatrici da tre a cinque. «Noi chiediamo cose previste dal contratto e non fatte – spiega – tanto che io ho chiesto i danni».
...ma nessuno ne risponde. E qui la prima sorpresa. A quanto pare non è previsto che il gestore debba rispondere se non svolge il servizio. «Così mi hanno risposto quando ho sollevato il problema – dice Petrucci – ovvero che non c’era un regolamento che punisse il gestore, cioè Sei, inadempiente».
Il Regolamento “spuntato”. Il Regolamento è stato quindi redatto e, a fine ottobre, approvato all’unanimità dai Comuni nell’assemblea dei sindaci in seno all’Ato. Prevede che in caso di servizio non effettuato, e documentato, sia decurtato l’importo di quel servizio e Sei paghi una multa intorno a 3.000 euro». Ma non era finita. «Il Regolamento – dice l’assessora – deve avere il nulla osta di Sei Toscana. E ancora non l’ha avuto». Insomma, i Comuni non hanno strumenti per tutelarsi. Anche se potrebbero. E qui la “chicca”, ahinoi amara.
Dov’è il gps? «Nel contratto – spiega Petrucci – c’è scritto che le spazzatrici devono avere installato il gps». Lo strumento dovrebbe servire ai Comuni per ricostruire il percorso effettuato e verificare che nessuna strada venga saltata, che tutte vengano pulite e che tutti i cassonetti vengano svuotati. «Abbiamo chiesto di installarli ma ancora non ve n’è traccia», dice Petrucci. Perché? Perché un sistema a garanzia di un servizio, che doveva esser pronto tre anni fa, ancora non è stato installato?
Uil punta i piedi. Il 1º marzo Sei Toscana ha avuto un incontro con i sindacati confederali proprio su questo tema. Un incontro a porte chiuse, dal quale, però, qualcosa è trapelato. È trapelata, ad esempio, la forte opposizione della UilTrasporti, che non vede di buon occhio l’installazione di sistemi di geolocalizzazione sui mezzi aziendali, considerandoli un attestato di non fiducia dell’azienda verso l’operato dei propri dipendenti. Per questo la UilTrasporti – non è nota al momento la posizione degli altri sindacati sul tema – ha annunciato che non firmerà alcun accordo sull’uso di gps.
E ora? E dunque? In realtà, a seguito delle modifiche dello Statuto dei lavoratori introdotte con il Jobs act le aziende non hanno più bisogno del nulla osta dei sindacati per installare sistemi di controllo a distanza dei lavoratori. Quindi non c’è alcun ostacolo all’installazione del gps. Resta da capire se ad essere sotto controllo col gps siano davvero i semplici lavoratori di Sei o, al contrario, chi dà loro gli ordini di lavoro. (f.f.)
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