Sicurezza
«Se non mi obbedisci ti butto giù dalla finestra»
Minacce alla figlia di 5 anni cacciata da casa insieme alla sorellina e alla convivente A quest’ultima l’uomo avrebbe impedito di chiedere aiuto strappandole il cellulare
GROSSETO. Una notte del giugno di due anni fa, una donna e le sue due figlie - una di cinque anni, l’altra di appena 17 mesi - erano state costrette ad abbandonare la casa, senza poter prendere nessun bagaglio. «Siamo state cacciate di casa da lui», avevano raccontato ai carabinieri. E avevano aggiunto che non avevano potuto nemmeno prendere un minimo di bagaglio. E che prima di essere stata buttata fuori di casa la donna era stata aggredita, più volte: prima lui le avrebbe fatto sbattere la testa sul lavello e poi le avrebbe morso un gomito. Non solo: con un pugno lui avrebbe rotto un pensile della cucina. E nel trambusto le due bambine erano state svegliate: «Se non obbedite ai miei ordini ti butto giù dalla finestra», avrebbe detto indicando la più grande.
Lui è un uomo di 37 anni, all’epoca convivente della donna, e comunque padre delle due bambine, adesso rinviato a giudizio per lesioni perché sospettato di aver commesso tutto ciò che gli contesta la Procura. Deve anche rispondere di aver fatto mancare i mezzi di sussistenza alle due figlie e di violazione di domicilio. In questa seconda circostanza, per essersi trattenuto in casa della donna (era la stessa casa in cui la famiglia aveva vissuto fino a che lui non se ne era andato) e anche per aver strappato di mano alla donna il cellulare e per averle tirato i capelli mentre lei cercava di chiamare il padre di lui perché portasse via il convivente.
Il giudice dell’udienza preliminare Sergio Compagnucci ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal sostituto procuratore Alessandro Leopizzi e ha fissato la prima udienza dibattimentale per i primi di giugno, davanti al giudice Andrea Stramenga. L’uomo è assistito dall’avvocato Christian Sensi (in aula per lui il collega Rocco Iofrida), mentre la donna è parte offesa insieme alle figlie con l’avvocato Francesco Nardini. Né l’imputato né la donna si sono presentati davanti al gup.
All’uomo la Procura contesta anche i motivi abietti e futili: quella notte sarebbe stato completamente ubriaco, si sarebbe innervosito per essere stato richiamato a casa dalla moglie; e quando vi era tornato, forzando la porta di ingresso, avrebbe sfondato una porta a vetri dell’appartamento; tale comportamento aveva destato il rimprovero della convivente; e ciò avrebbe scatenato la furia dell’uomo.
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