Il Tirreno

Grosseto

Patteggia e torna libero: incubo finito

di Francesca Ferri
Patteggia e torna libero: incubo finito

Epilogo dolce-amaro per il grossetano arrestato a Phuket per una battuta: deve riconoscere l’accusa, ma se la cava con una multa

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GROSSETO. Ha dovuto – suo malgrado – riconoscere l’accusa di procurato allarme e ha patteggiato due anni e mezzo di carcere. Solo così ha potuto far sì che il giudice convertisse la pena della reclusione in una semplice multa di poco più di mille euro. E, non appena gli sarà riconsegnato il passaporto, salirà sul primo aereo utile e lascerà la Thailandia per rientrare nella sua Grosseto. «Vorrei però, davvero, che nonostante quello che mi è successo, non si parlasse male della Thailandia», fa sapere da Phuket il diretto interessato, Giorgio Pasquinucci.

La vicenda di Pasquinucci, il grossetano arrestato il 20 febbraio all’aeroporto di Phuket per aver pronunciato una battuta in italiano fraintesa dalla poliziotta che gli stava controllando lo zaino, poco prima di imbarcarsi, ha avuto un’improvvisa accelerazione e una conclusione dolce amara.

Pasquinucci ha scongiurato il carcere e potrà tornare in Italia, ma resta l’amarezza per essersi visto addebitare un’accusa per lui ingiusta, scaturita – come ha raccontato lui stesso al Tirreno in un’intervista pubblicata ieri – da un fraintendimento bello e buono.

Pasquinucci, 70 anni, insegnante in pensione, aveva appena trascorso una vacanza in Thailandia e si trovava al controllo bagagli dell’aeroporto di Phuket quando una poliziotta ha cominciato a ispezionargli lo zaino con il computer.

Il pensionato, che era lì con il fratello e un amico, ha raccontato di essersi lasciato sfuggire una battuta in italiano: «Non c’ho mica le bombe».

L’agente, però, non parlando italiano, ha compreso solo la parola “bombe”, più o meno uguale all’inglese “bomb”. In un batter d’occhio Pasquinucci è stato separato dai compagni di viaggio e rinchiuso prima nella cella dell’aeroporto e poi nel carcere di Phuket con l’accusa di presunto tentato allarme, un reato che nella Thailandia bersaglio di continui attentati terroristici può costare fino a 5 anni di carcere.

«Sono rimasto due giorni in prigione – ha raccontato ieri in collegamento via Skype con Il Tirreno – in una cella senza neanche il letto e i servizi sanitari, con il neon acceso notte e giorno. Ho dormito per terra, per i bisogni c’era un buco per terra con una brocca con l’acqua per scaricarlo, i pasti mi venivano dati attraverso le sbarre».

A Pasquinucci è stato assegnato un avvocato d’ufficio che è riuscito a farlo scarcerare dopo il pagamento di una cauzione da 1.300 euro. Il pensionato ha quindi atteso in un albergo della città thailandese il processo, con l’animo dilaniato dalla preoccupazione, per la pena a cui rischiava di venire condannato, dalla rabbia, per essersi trovato accusato di un reato che non aveva commesso; dallo sconforto, per non aver ricevuto dall’ambasciata italiana l’aiuto che aveva sperato di avere in questi momenti difficili.

«Appena mi hanno arrestato ho chiamato subito l’Ambasciata italiana a Bangkok, ma mi hanno detto che non potevano fare niente, nemmeno procurarmi un interprete», spiega Pasquinucci a cui viene solo consigliato di fidarsi del suo avvocato. Con lui il grossetano è riuscito a parlare grazie a un agente della polizia turistica di Phuket che parla italiano e che ha fatto da interprete.

E proprio l’avvocato è riuscito a convincere il giudice ad anticipare l’udienza, fissata per lunedì prossimo e che invce si è tenuta ieri. Il consiglio del legale è stato quello di non opporsi alla tesi accusatoria bensì di assecondarla e godere così della conversione della pena, unica via d’uscita di una vicenda kafkiana.

Davanti al tribunale thailandese Pasquinucci ha quindi patteggiato due anni e mezzo di carcere, ma la pena è stata subito convertita in un’ammenda da 40.000 baht, poco più di 1.000 euro, una cifra importante in Thailandia, ma del tutto irrisoria se confrontata a due anni e mezzo di carcere thailandese. Non appena il pensionato avrà indietro il passaporto, dovrebbe poter rientrare in Italia. È atteso a Grosseto martedì o mercoledì.

La notizia del suo arresto e soprattutto il motivo che lo ha portato in carcere, una battuta fraintesa e – forse – uno zelo eccessivo da parte dell’agente che lo ha fermato, hanno suscitato ieri clamore e apprensione in città e anche su Facebook, dove la notizia è rimbalzata e ha raccolto decine di commenti.

I compaesani di Pasquinucci si sono schierati dalla sua parte, riconoscendo la sua buona fede e un’esagerata solerzia da parte delle autorità.

Ma dalla Thailandia lo stesso Pasquinucci chiede di non lasciarsi andare a giudizi troppo intransigenti verso quel Paese e i suoi abitanti. «Non parlate male della Thailandia», dice Pasquinucci, ricordando che proprio all’aiuto della polizia turistica che gli ha fatto da interprete e dell’avvocato che lo ha tirato fuori da una situazione drammatica, deve la soluzione del pasticcio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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