Il Tirreno

Grosseto

Oltre trecento le denunce

Oltre trecento le denunce

Tra le segnalazioni al Codice Rosa, 37 riguardano i minori maltrattati

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GROSSETO. In cinque anni, dal 2012 al 2016, sono stati 14.221 gli accessi per Codice Rosa nei pronto soccorso degli ospedali toscani.

«Il Codice Rosa è un progetto nato in Toscana - dice l’assessore alla Sanità Stefania Saccardi - che ha fatto da apripista, diffondendosi poi in tante altre regioni. Dal 2014 è diventato un protocollo nazionale e sta ora riscuotendo grande attenzione anche in Europa. In ogni pronto soccorso degli ospedali toscani c’è una corsia riservata e un team multidisciplinare che si prende cura delle persone vittime di violenza e abusi. E il Codice Rosa è diventato sempre di più un percorso di tipo sociosanitario: perché una donna non venga poi abbandonata una volta uscita dal pronto soccorso, abbiamo voluto una forte integrazione tra politiche sanitarie e sociali, per assistere anche sul piano sociale e psicologico le persone vittime di violenza che si sono presentate al pronto soccorso. Da pochi mesi abbiamo poi istituito la Rete regionale Codice Rosa, che collega e coordina tutte le forze che all’interno del servizio sanitario toscano lavorano per offrire alle vittime di violenza e abusi un aiuto pronto e tempestivo, articolato e complesso».

Nato a Grosseto, grazie all’intuizione di Vittoria Doretti, nel 2016, gli accessi per Codice Rosa nei pronto soccorso degli ospedali toscani sono stati in tutto 3.451, di cui 2.938 adulti, nella stragrande maggioranza donne (2.802 maltrattamenti, 111 abusi, 25 stalking) e 513 minori (439 maltrattamenti e 74 abusi). Nel 2015 gli accessi erano stati 3.049: 2.623 adulti e 426 minori. Se il triste primato del numero di accessi di adulti al pronto soccorso spetta a Pistoia, Grosseto occupa la seconda poisizione con 356 casi: 342 maltrattamenti, 11 abusi e tre casi di stalking. Anche per quanto riguarda il numero di accessi dei minori, a Grosseto le denunce nel 2016 sono state 37, tutte per casi di maltrattamenti.

Il Codice Rosa è un progetto della Regione Toscana, sviluppato a seguito dell’esperienza positiva realizzata dall’Asl 9 di Grosseto (dove il Codice Rosa è in funzione dal 2010). È rivolto alle persone che accedono alle strutture di pronto soccorso per essere curate: uomini e donne, adulti e minori, vittime di maltrattamenti, abusi e discriminazioni sessuali.

Il progetto regionale, che prevede il coinvolgimento interistituzionale e delle associazioni, ha preso avvio dal 2012 e si è sviluppato gradualmente fino alla completa diffusione, avvenuta nel 2014, in tutte le aziende sanitarie toscane.

Il percorso parte da una stanza dedicata all’interno del pronto soccorso, nella quale accedono tutti gli specialisti che dovranno visitare la/il paziente. Il suo punto di forza è una task force interistituzionale, una squadra formata da personale socio-sanitario (infermieri, ostetriche, medici, assistenti sociali, psicologi), magistrati, ufficiali di Polizia giudiziaria impegnati in un’attività di tutela delle fasce deboli della popolazione, quelle che possono essere maggiormente esposte a episodi di abuso e violenza: donne soprattutto, ma anche minori, anziani, persone vittime di abusi e discriminazioni sessuali.

L’intervento congiunto di questa task force permette di prestare immediate cure mediche e sostegno psicologico a chi subisce violenza, nel fondamentale rispetto della riservatezza.

Tra le iniziative e le azioni messe in campo dalla Regione Toscana in tema di pari opportunità e differenza di genere, il 24 marzo prossimo sarà presentato il Rapporto Irpet sulla condizione socio-economica della donna: una fotografia sul mondo femminile e come è cambiato (in termini di scolarizzazione, occupazione, natalità, ecc.).

La campagna di comunicazione “La violenza anche se non si vede si sente” varata dalla Regione Toscana per promuovere la conoscenza del numero gratuito antiviolenza e stalking 1522. Il numero, attivo 24 ore su 24, è stato attivato dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed è collegato alla rete dei centri antiviolenza e alle altre strutture per il contrasto alla violenza di genere presenti sul territorio.

La Regione lavora costantemente a sostegno dei Centri antiviolenza, presidi a cui le donne, vittime di violenza non solo fisica ma anche psicologica, possono rivolgersi.

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