Il lutto
Picchia la moglie durante la lite Deve dire addio al porto d’armi
GROSSETO. Che il vento è cambiato, al Tribunale amministrativo regionale lo dimostrano le tante sentenze pubblicate dalla fine dell’anno scorso in materia di porto d’armi. È più difficile, ora,...
GROSSETO. Che il vento è cambiato, al Tribunale amministrativo regionale lo dimostrano le tante sentenze pubblicate dalla fine dell’anno scorso in materia di porto d’armi. È più difficile, ora, ottenere di nuovo la licenza per sparare, soprattutto per chi è stato ritenuto pericoloso per la sicurezza e l’incolumità altrui.
Lo sa bene un uomo che è stato denunciato dai carabinieri di Saturnia dopo una lite furibonda con sua moglie. La donna aveva chiamato i carabinieri della stazione perché aveva paura che il marito le potesse fare ancora male. La donna qualche mese prima (siamo a marzo 2013), era dovuta andare al pronto soccorso dell’ospedale di Grosseto perché era stata aggredita e picchiata dal marito. Lo aveva detto lei ai carabinieri, anche se durante i colloqui successivi aveva cercato di ricostruire in maniera differente l’accaduto. Dopo questo episodio, c’era stata la telefonata alla caserma, al culmine di una lite, durante la quale aveva confessato di aver paura dell’uomo che in casa aveva delle armi. La Prefettura di Grosseto, a marzo del 2015 aveva intimato all’uomo di far sparire le armi dalla sua abitazione: le avrebbe dovute vendere o regalare a qualcuno che non vivesse sotto il suo stesso tetto. E avrebbe dovuto farlo entro 150 giorni.
L’uomo si è rivolto agli avvocati Settimio Chelli e Roberto Stori per ottenere di nuovo il porto d’armi ed è stato quindi presentato ricorso al Tar ma i giudici della seconda sezione 8Saverio Romano presidente, Luigi Viola estensore e il consigliere Alessandro Cacciari, hanno respinto le richieste dell’uomo compensando le spese di giudizio tra le parti. Secondo il tribunale infatti l’uomo che aveva presentato ricorso ha adottato comportamenti incompatibili con l’autorizzazione alla detenzione delle armi: poteva ancora rappresentare un pericolo per gli altri, soprattutto dopo la denuncia della moglie che ha chiesto l’intervento dei carabinieri. «Episodi - si legge nella sentenza - che testimoniano una situazione di conflittualità esistente nella famiglia del ricorrente».
Francesca Gori
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