Proteste
Pedinamenti, insulti e minacce
Un sessantenne rinviato a giudizio, la donna aveva paura di uscire
GROSSETO. Si erano voluti bene, poi la storia era finita. Ma lui, cittadino tunisino, non ne aveva voluto sapere. E l’avrebbe perseguitata in ogni modo. Era l’estate dell’anno scorso. Adesso è stato rinviato a giudizio, per stalking. Si dovrà presentare ai primi di maggio davanti al giudice Andrea Stramenga, difeso dall’avvocato Roberto Burzi.
Gli episodi (giugno-agosto) avrebbero avuto per teatro le strade e le abitazioni di un paese della montagna. Lui, 60enne, l’avrebbe contattata ogni giorno con chiamate e messaggi, anche di notte. E non per dirle frasi carine: «Sei una put... Sei la peggiore che ho trovato. Accidenti a te». Si sarebbe appostato sotto casa di lei e avrebbe seguito sia lei che il figlio, urlando insulti e minacce e insistendo per la riconciliazione. Il 21 agosto, infine, l’episodio culmine: perché lui avrebbe molestato la donna e alcuni conoscenti di lei mentre erano fuori da un bar, insultandoli, minacciandoli e anche versando del vino sulla testa di uno di loro. La misura era colma, al punto che la magistratura aveva adottato nel giro di pochi giorni la misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla parte offesa, dopo aver ricevuto la relazione dei carabinieri. Quest’ultima, secondo l’imputazione, avrebbe avuto paura di uscire da sola per le strade del paese, avrebbe iniziato a dormire male e le sarebbe anche passato l’appetito. Avrebbe dovuto insomma cambiare abitudini di vita: stalking, appunto, aveva sostenuto il pm Alessandro Leopizzi. (p.s.)
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