Il Tirreno

Grosseto

Onorata e Gaetana, le “guerriere” dimenticate

di GABRIELE BALDANZI
Onorata e Gaetana, le “guerriere” dimenticate

Nel 1805 due giovani sorelle difesero da sole Torre Mozza, respingendo a cannonate gli invasori

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di GABRIELE BALDANZI

Oggi Torre Mozza è un lussuoso relais, con otto suite a picco sul mare, che prendono nome e ispirazione da velieri e galeoni che hanno compiuto imprese storiche. Un fabbricato in cui riecheggia il passato.

Qui, oltre duecento anni fa, si consumò una storia di eroismo al femminile, di cui pochissimi sanno, anche nella vicina Follonica. A dire il vero quasi te lo aspetti che un posto così, tirato su nel 1500, possa un tempo esser stato location di vicende straordinarie, come - appunto - quella di . Onorata e Gaetana Bordi, sorelle di 18 e 20 anni, protagoniste di una battaglia scivolata nell’oblio. Poggiata sulle fondamenta di una torre pisana del XII secolo, Torre Mozza - dicevamo - fu ricostruita ai primi del 1500 per contrastare le incursioni dei pirati turchi. Munita di feritoie per le batterie dei cannoni e i primi archibugi. Verso la fine dello stesso secolo la struttura viene ampliata dai principi di Piombino che costruirono l’attuale parte centrale, aumentandone anche la guarnigione. Il nostro scenario, però, è il Regno d’Italia napoleonico, anno 1805.

Torre Mozza è una torre di difesa costiera, scapitozzata e terrazzata per consentire l'alloggiamento di cannoni antinavali. La data che ci interessa è quella del 28 maggio, una giornata di sole. Limpida. Solo due giorni prima Napoleone Bonaparte è stato incoronato Re d’Italia, mentre la Francia è in guerra con l’Inghilterra. La storia inizia da questo antefatto.

La Torre Mozza è presidiata da un corpo di guardia comandato dal tenente artigliere Giovanni Bordi, che vive in questa imponente dimora con la madre e quattro fratelli: due piccoli, più Onorata e Gaetana. Il 28 maggio il Bordi, con la scorta, si reca a Follonica lasciando la torre incustodita. Verso mezzogiorno una delle ragazze avvista un enorme bastimento al largo, ma in rapido avvicinamento. È una corazzata inglese. Dalla nave si distacca un’ imbarcazione con armati pronti per accostarsi alla spiaggia. La ventenne Gaetana comprende subito la situazione: sa che il fratello è assente e così manda la madre e i fratellini a Vignale, per dare l’allarme. Gaetana e Onorata sbarrano l’unica porta di accesso alla torre e salgono sul terrazzo, dove si trova la batteria di cannoni. Sanno come fare. L’hanno visto fare tante volte al fratello e ai soldati, non hanno problemi. Caricano un cannone, lo inclinano calibrando la distanza utile, puntano e cominciano a sparare. Un colpo ogni due minuti, contro la nave, che nel frattempo ha sganciato una scialuppa. La nave inglese risponde al fuoco con i suoi 18 cannoni. Cinque ore di bombardamento reciproco.

Le due sorelle impavide, si scambiano i ruoli: mentre l’una armeggia sui cannoni, l’altra spara dalle finestre con i moschetti sull’imbarcazione che sta per approdare in spiaggia.

Una trentina di inglesi - raccontano le cronache - tenta di forzare la porta della torre. È un susseguirsi di cannonate, alcune delle quali centrano più volte la fortezza. Nel frattempo il rombo della sparatoria è stato udito a Follonica. Così rientra il torriere con il corpo di guardia. Giusto in tempo per mettere in fuga gli inglesi, che si reimbarcano e prendono il largo. Ma il bello viene dopo. Napoleone viene informato di questo episodio: «Gli inglesi, a Torre Mozza, sono stati respinti e messi in fuga da due donne».

Ed è Elisa Bonaparte, sorella di Napoleone, principessa di Piombino, a offrire ad Onorata un generoso premio in denaro mentre Gaetana, la più intraprendente, riceve un donativo speciale: una tenuta di 70 ettari a sua scelta in qualsiasi località del Principato.

Per molti anni l'impresa delle due sorelle eroine fu esaltata nelle cronache; poi - caduto Napoleone - anche le sorelle Bordi caddero nell’oblio. E dell’episodio si perse la memoria.

Fino al 1917, quando un giornalista de “L’Ombrone” rispolverò questo capitolo di storia in un articolo in prima pagina dal titolo “Fasti obliati”. Oggi, come minimo, le due eroine meriterebbero una lapide.

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