Il Tirreno

Grosseto

Pro loco cancellata dall’albo: è polemica

di Francesca Ferri

Il Comune depenna l’associazione di Marina di Grosseto, il presidente accusa: «Manovra politica contro la partecipazione»

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MARINA DI GROSSETO. Il Comune cancella la Pro loco di Marina di Grosseto dall’albo delle Pro loco. E scoppia la polemica. Perché dietro il provvedimento, preso dal responsabile del servizio Cultura e turismo, ci sarebbe – secondo il presidente uscente della Pro loco, Andrea Cappellini – «una manovra politica fatta ad hoc» messa in atto da una fazione, all’interno dell’assemblea, vicina all’amministrazione comunale, per sfiduciare un percorso partecipativo che era riuscito a coinvolgere oltre trecento persone, un gruppo per la maggior parte apolitico animato solo dalla volontà di fare del bene per la promozione della frazione.

La richiesta del Comune. La determina è la 382 del 28 febbraio. Il Comune spiega di dover cancellare la Pro loco dall’albo perché a precisa richiesta – inviata con raccomandata il 26 ottobre 2016 – di fornire la documentazione relativa alle attività svolte, la Pro loco non ha risposto. E così pure alle sollecitazioni del 29 dicembre e del 19 gennaio 2017. Il “silenzio” ha fatto ritenere che la Pro loco «non stia più svolgendo le attività che la legge prevede per l’iscrizione all’albo».

«Complimentoni...». «Bravi. Complimenti al Comune. Complimentoni», dice Cappellini al telefono con Il Tirreno. Il presidente non ne sapeva nulla. E si fa ripetere un paio di volte la data dell’atto, per assicurarsi di aver inteso bene. Perché proprio la tempistica, secondo lui, è la chiave per capire cosa è successo.

Da 30 a 300 soci. «La Pro loco di Marina è un’associazione di promozione del territorio – spiega Cappellini – con un movimento partecipativo valido e importante». I numeri parlano da soli. Gli iscritti, che nel 2015 non arrivavano a trenta, oggi sono 318. «E ci sono gruppi – prosegue Cappellini – che fanno un buon lavoro. Non per mettere alle corde l’amministrazione, ma per ottenere qualcosa di importante dal punto di vista turistico, per dare la possibilità al Comune di conoscere le situazioni svantaggiose e per fare dei progetti di collaborazione».

Cittadini all’opera. Un movimento organizzato, con cittadini che lavorano su vari fronti in un paese che per anni ha lamentato una cronica mancanza di attenzione da parte delle istituzioni. All’interno della Pro loco lavorano, a titolo di volontariato, gruppi su vari temi: scuola, pineta, infrastrutture, manutenzioni, promozione ed eventi, tra tutti il “Marina beach contest”. E collaborano vari comitati.

«Un problema politico». Si è insomma ricreata una comunità, attraverso un organismo organizzato e determinato. Questa intraprendenza ha forse spaventato l’amministrazione? Cappellini ne pare convinto. «Io credo che sia un problema politico – dice _. C’è una parte politica a cui non sta bene questo movimento».

Subbuglio all’assemblea. Su che basi Cappellini fa un’affermazione così dura? Tutto risale al 27 febbraio, quando la Pro loco ha tenuto l’assemblea dei soci per approvare il rendiconto, lo stesso documento che il Comune chiedeva a ottobre (box a destra). Il rendiconto è stato approvato, ma la riunione è stata turbolenta. Cappellini riferisce di un «subbuglio» provocato da alcuni, vicini all’amministrazione, «in netta minoranza, che volevano sfiduciare l’attività della Pro loco». L’indomani gli uffici hanno cancellato l’associazione dall’albo. «Gli uffici comunali sapevano che l’assemblea si teneva il 27 – ribadisce Cappellini – e sapevano che domani (oggi per chi legge) sarei andato a consegnarlo il rendiconto al vicesindaco Luca Agresti».

«Contro la partecipazione». Il presidente non ha dubbi: «L’hanno fatto apposta», dice. Non tanto contro la Pro loco in sé, quanto – e sarebbe ben più grave – «un certo percorso partecipativo», cioè l’impegno disinteressato di cittadini per il loro paese. «Per la Pro loco – dice il presidente – abbiamo adottato una modalità di esecuzione non politicizzata. Di 318, 120 saranno anche politicizzate, ma il resto sono persone che si sono messe al lavoro. Una partecipazione che l’amministrazione non vuole».

Nulla cambia. E ora che succede? In realtà non cambia più di tanto. La Pro loco non riceve sovvenzioni, le attività non vengono più finanziate, non c’è più un referente comunale nel consiglio e, anzi, il Comune fa pagare pure l’affitto della sede. «E sono 850 euro all’anno…», dice Cappellini. L’associazione, insomma, non ha bisogno del Comune: «Noi andiamo avanti», dice il presidente. Resta però l’amarezza di una mossa che, per Cappellini, è stata fatta ad hoc contro il modo di operare secondo un criterio di partecipazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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